Donazione Organi: il silenzio assenso è la soluzione?

Il nuovo anno è iniziato con la notizia (fonte ADNKRONOS Salute) che i cugini d’oltralpe hanno introdotto una rilevante novità nel delicato settore del trapianto di organi: il presunto consenso. Questo, in parole povere, vuol dire che ogni cittadino francese è un potenziale donatore, salvo che non abbia espresso la sua volontà contraria con l’iscrizione in uno specifico registro (disponibile anche su Internet) o consegnando ai familiari una dichiarazione olografa. Secondo le statistiche pubblicate da Le Monde e riprese da ADNKRONOS Salute, questo dovrebbe ridurre il gap fra le reali intenzioni dei francesi (79% favorevoli alla donazione di organi) è il numero reale degli espianti (67%).

In Italia la normativa vigente (legge 1° aprile 1999, 91 “Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti”) prevede, all’art. 4, che “… i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti del proprio corpo successivamente alla morte, e sono informati che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione …”. Il problema sembrerebbe essere risolto alla base: siamo tutti donatori di organi, salvo prova contraria. In effetti, esiste una prova contraria: le regole di notifica a tutti i cittadini maggiorenni del fatto che “… la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione …” non sono mai state emanate.

Se mettiamo mano ai numeri, come hanno fatto in Francia, scopriamo che, in fondo, gli Italiani sono favorevoli alla donazione degli organi. Su circa 600.000 cittadini interpellati (dati ricavati dalle dichiarazioni registrate presso le ASL e i Comuni allo 01/01/2017) solo l’11% circa ha negato il consenso. Il restante 89%, quindi, è favorevole a donare i propri organi. Purtroppo, anche aggiungendo alle dichiarazioni registrate “ufficialmente” il numero dei donatori AIDO (oltre 1.350.000) si arriva appena al 5% dei cittadini nella fascia di età da 20 a 69 anni. Il restante 95%, molto probabilmente, non è stato informato della reale portata del problema trapianti, mai!

Calare “dall’alto” una soluzione alla francese che preveda tout-court il presunto consenso per tutti i cittadini, se non sarà accompagnata da un’efficace e capillare campagna d’informazione e formazione al “dono”, potrebbe anche avere l’effetto contrario rispetto a quanto auspicato con un significativo aumento delle negazioni e, magari, la comparsa di un maggior numero di dichiarazioni “olografe” in tal senso, specie in quelle aree del paese dove una distorta visione della “sacralità del corpo” porta molto spesso i familiari a negare l’espianto.

A mio modesto avviso il nostro sistema (Iscrizione al SIT attraverso le ASL o i Comuni o con l’iscrizione all’AIDO) taglia la testa al toro. Se decido di essere un donatore di organi esprimo la mia volontà in modo ufficiale e inequivocabile e per recedere devo utilizzare gli stessi strumenti. Il problema, piuttosto, è nella diffusione del messaggio che deve essere capillare; nell’aumento del numero di Comuni che, all’atto dell’emissione o del rinnovo del documento d’identità, devono raccogliere le dichiarazioni e nella formazione e informazione costante di tutte le persone che, a vario titolo, si assumono l’onere e soprattutto l’onore di promuovere la donazione di organi.

Quanto ho scritto è una mia opinione personale e non coinvolge assolutamente le linee programmatiche dell’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule della quale faccio, attivamente, parte.