Sexting, cosa c’è di male?

Credo che, usando un freddo linguaggio tecnico, il sexting possa essere considerato l’invio, tramite dispositivi di comunicazione digitale, di foto sessualmente esplicite. Una sorta di selfie a luci rosse. Una moda abbastanza comune che, secondo alcune statistiche, dilaga fra i giovani e gli adolescenti, ma che ha preso piede anche fra i più maturi. Sicuramente i tempi sono cambiati e quello che una volta era, almeno, disdicevole oggi è tollerato dalla comunità. Il “comune senso del pudore” è cambiato abbattendo, per alcuni troppo velocemente, le vecchie barriere.

Per moltissimi giovani e adolescenti, le statistiche parlano di oltre il 40%, non c’è nulla di male nel postare una foto o un video erotico. Potrei, e pongo l’accento su potrei, condividere la loro opinione se il messaggio di sexting fosse ristretto al solo partner, ma esiste la concreta possibilità che il partner lo condivida con amici che, a loro volta, lo condividono ancora scatenando una reazione a catena dagli effetti devastanti per chi, in breve, diventa una vittima.

A mio avviso, e credetemi non sono certo un bacchettone, ci sono due aspetti del sexting che devono essere presi in considerazione, indipendentemente dall’età del soggetto. Il primo è di carattere squisitamente tecnico. A dispetto delle varie norme al “diritto all’oblio”, la foto o il video, magari con tanto di nome e cognome, rischia di finire nelle maglie del web (ricordiamo la definizione: WWW = World Wide Web, la ragnatela che avvolge tutto il mondo) da dove, difficilmente, sarà possibile farla scomparire. State pur certi che verrà fuori nel momento meno opportuno, magari nello smartphone della sposa alla vigilia delle nozze.

Il secondo aspetto riguarda il ricatto che, sempre più spesso, vede vittime alcuni, permettetemi, sprovveduti internauti. In una delle tante chat, su un social network, su un’app di messaggistica si riceve un messaggio di una bella ragazza corredata di foto sexy e ammiccante. Uno scambio di messaggi, la richiesta di foto, una posa a luci rosse da scambiare e, quasi subito, arriva la richiesta di denaro per evitare la diffusione nella rete del materiale.

Che cosa è che manca per frenare gli effetti devastanti di un fenomeno che molti considerano quasi innocente? Manca una cultura vera della rete. Genitori, insegnanti, legislatori, troppo spesso ignorano gli aspetti nascosti e la continua evoluzione del web lasciando aperte falle nell’educazione e nella repressione di fenomeni che possono avere conseguenze disastrose.

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