Due Punto Zero (2.0). Uso e abuso.

Correva l’anno 2004 quando negli ambienti degli addetti ai lavori (i soliti informatici …) iniziò a circolare una strana sigla: “Web 2.0”, che nelle intenzioni di chi l’aveva coniata doveva indicare l’inizio di un passo avanti nello sviluppo e nella diffusione della “ragnatela che avvolge tutto il mondo”. In poche parole l’utente internet doveva avere, nelle intenzioni di chi aveva coniato il termine “2.0”, maggiori possibilità d’iterazione, condividendo informazioni e partecipando attivamente alla redazione dei contenuti.

Era il preludio alla nascita dei blog, delle chat, dei forum, dei social network, di YouTube. Ora io non voglio entrare nel merito di quali e quanti danni potrebbe aver fatto il Web 2.0 sulla cultura in genere, con la nascita degli analfabeti funzionali che apprezzano, condividono e diffondono informazioni senza fondamento. Il Web 2.0, come la dinamite, è un’idea fantastica. Purtroppo, come la dinamite, messa in mano a imbecilli, immaturi o persone affamate di successo, diventa un’arma letale.

Parliamo, invece, dell’uso che si fa del termine “due punto zero” nella parlata comune, nel giornalismo. Forse, invece di uso, dovrei dire abuso. Che cosa significa parlare di “papà due punto zero”? Che cosa significa parlare di “coppie 2.0”? Che cosa significa parlare di “partito due punto zero”? Se proviamo ad analizzare il lessico, scopriamo che un genitore moderno, al passo con i tempi, è quello che interagisce con i figli, condividendo con loro le sue conoscenze e ascoltando le richieste, partecipando attivamente alla formazione della generazione futura. Esattamente quello che hanno fatto i miei genitori che con internet e con i computer avevano poca, direi nessuna, dimestichezza!

Vogliamo andare avanti? Parliamo delle coppie 2.0? Quali sarebbero? Quelle che si parlano, che condividono emozioni e sentimenti, quelle che dividono e condividono tutto? Di contro le coppie 1.0, quelle precedenti, di contro sono quelle che cornificano con estrema soddisfazione, che non si parlano, che si ammazzano fra di loro. Per non parlare dei partiti politici e delle associazioni in versione “due punto zero”! Secondo Wikipedia (uno strumento del web 2.0) “Un partito politico è un’associazione tra persone accomunate da una medesima finalità politica ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici e particolari.”. Un’associazione, sempre secondo Wikipedia, è “un ente costituito da un insieme di persone fisiche e giuridiche (gli associati) legate dal perseguimento di uno scopo comune”.

In poche parole mi appare chiaro che l’uso della “locuzione usata in funzione aggettivale (Cit. Treccani)2.0 sia abusata oltre ogni ragionevole dubbio da troppe persone che, pur di affermare la modernità delle loro idee (se moderne sono), si aggrappano ad un linguaggio moderno. Con buona pace dei figli, dei partner, degli iscritti o degli associati.