Una scelta in Comune: a Rimini crollano i consensi.

Ritorno sul tema del programma nazionale “Una Scelta in Comune”, quello che consente ai cittadini maggiorenni di esprimere la volontà in materia di donazione di organi, tessuti e cellule all’atto del rilascio o del rinnovo della carta di identità. Già la scorsa settimana avevo segnalato le mie perplessità qui. Perplessità che, vista l’indifferenza di chi dovrebbe pensarci, approfondisco nel dettaglio della mia regione, della mia provincia (Rimini) e del suo capoluogo.

Partiamo proprio dal capoluogo, Rimini, una città che sembrava un’isola felice. Secondo i dati del SIT (Sistema Informativo Trapianti), nel 2016 su 2.416 dichiarazioni rilasciate all’anagrafe comunale di Rimini le opposizioni furono solo 52, un misero 2,15% ben al di sotto della media nazionale del 12,17%. Nel 2017 le cose cambiarono. Le dichiarazioni registrate al SIT furono solo 2.009 con 183 opposizioni pari al 9,11%. ancora sotto la media nazionale che era balzata al 23,95%. Il botto, per modo di dire, si è avuto in questi primi mesi del 2018: a oggi il SIT registra, all’anagrafe del Comune di Rimini, 621 negazioni alla donazione di organi, tessuti e cellule contro 600 consensi.

Va, per modo di dire, meglio in Provincia, dove le negazioni sono passate dal 4,2% del 2016 al 6,88% del 2017 per attestarsi, a oggi, al 28,72%. Una progressione che rispecchia quella della Regione Emilia-Romagna: dal 98,73% di consensi del 2013 si arrivati, con una progressione inesorabile al 74,56% di questi primi cento giorni del 2018 con le negazioni attestatesi al 25,44%.

Varrebbe la pena di cercare di capire cosa è successo. I riminesi sono diventati egoisti e cattivi? I funzionari dell’anagrafe sono tutti impazziti o, forse, il progetto “Una Scelta in Comune” non rappresenta più una priorità per le istituzioni e le associazioni di settore?