Ci sono momenti in cui parlare diventa inutile.
Non perché manchino le parole.
Quelle, semmai, abbondano.

Abbiamo parlamentari che si insultano senza riuscire più a sostenere un’idea con un argomento.
Governi che si combattono trascinando nel fango anche le proprie popolazioni, mentre continuano a chiamare “strategie” cose che assomigliano molto alla follia.
Persone convinte che basti avere più soldi, più potere o semplicemente più voce degli altri per sentirsi autorizzate a umiliare, offendere, schiacciare.

E in mezzo a tutto questo rumore, io mi sento fuori posto.

Non indignato.
Non scandalizzato.
Solo stanco.

Perché scrivere ha senso quando aiuta a capire, a sorridere, a guardare le cose da un’altra angolazione.
Ma ci sono periodi in cui perfino l’ironia sembra una posata elegante durante un litigio da osteria.

Per questo Eventuali e Varie si prende una pausa.

Non so quanto durerà.
Forse poco.
Forse il tempo necessario per ritrovare la voglia di osservare il mondo senza avere continuamente la sensazione di assistere a una gigantesca discussione condominiale armata di missili e social network.

Le trasmissioni riprenderanno al più presto possibile.
O almeno lo spero.

Nel frattempo, grazie a chi ha letto, commentato, sorriso, dissentito.

In un tempo in cui tutti parlano addosso agli altri, essere ascoltati resta ancora una piccola forma di umanità.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 62

«Se alla decima slide non hai ancora capito dove vuole arrivare il relatore, probabilmente nemmeno lui.

Corollario: Se alla trentasettesima slide il futuro è ancora nelle nostre mani, significa che nessuno ha trovato il pulsante "Fine presentazione".»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.