(ovvero: la malattia che non esiste e il problema che invece esiste eccome)

l'intelligenza artificiale si inventa le malattie? - Eventuali & Varia


La notizia è di quelle serie: “L’intelligenza artificiale si inventa una malattia”. Subito parte la scena mentale: Speranza-1 in camice bianco, laboratorio segreto, e nel frattempo ignorata la vera missione: trovare la formaggella di capra con rapporto qualità/prezzo accettabile.

Poi leggo l’articolo — da una fonte che già guardavo con un certo sospetto — e scopro che la bixonimania non esiste.

Non è rara. Non è tropicale. Non è nemmeno esotica.

È inventata.
Fine.

Una ricercatrice la pubblica online come esperimento. Dentro ci mette tutto: autori inesistenti, istituti fantasma, perfino laboratori sulla USS Enterprise. Perché quando vuoi testare la credulità digitale, tanto vale non risparmiare sull’immaginazione.

Risultato: i chatbot ci cascano.

Sintomi, cause, cure. Tutto ordinato. Tutto plausibile. Tutto falso con grande eleganza.

A quel punto arriva la sintesi inevitabile:

«L’intelligenza artificiale si inventa le malattie.»

Che è un po’ come dire che lo specchio è colpevole di chi ci si guarda male.

Da qualche tempo, in queste storie, compare Speranza-1. Non è un’IA. Non è un software. È quella voce interna che arriva sempre un secondo dopo e dice: “ok, ma davvero pensavi fosse così semplice?

E infatti chiede solo questo:

«Sicuri che il problema sia la macchina?»

La bixonimania non nasce in un data center. Nasce da un umano. Scritta, pubblicata, messa online da umani.

Poi passa di mano.
Come tutto.

La macchina si limita a fare quello che le abbiamo insegnato benissimo: continuare il discorso.

Quando sbaglia un umano è “opinione”.
Quando sbaglia una macchina è “allucinazione”.

Stessa frase. Cambia solo il giudizio morale.

La bixonimania, in realtà, non è una malattia.

È un test.

E noi lo stiamo passando male da decenni, senza AI di mezzo.

Internet è già un archivio infinito di cose mai successe raccontate con sicurezza assoluta: cure miracolose, complotti globali, citazioni inventate, statistiche creative, scie chimiche e altre forme di fantasia con ottima grafica.

L’IA non ha inventato questo mondo.
Ha solo tolto il copyright.

E qui arriva la parte meno comoda.

Il problema non è che le macchine inventano risposte.

Il problema è che noi abbiamo una relazione affettiva con le risposte, soprattutto se arrivano in fretta e suonano sicure.

La verità, invece, è lenta, poco scenografica e spesso indecisa.

Per questo non va molto di moda.

Se Speranza-1 avesse davvero un taccuino, probabilmente scriverebbe una sola riga:

La bixonimania non esiste. Esiste il pubblico giusto.

Poi lo chiuderebbe. E non lo riaprirebbe.

Meglio pensare alle formaggelle di capra.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 58

«La tecnologia cambia in fretta. Gli esseri umani molto meno.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.