
C’è una nuova minaccia che si aggira per i nostri smartphone.
È invisibile.
Non clicchi nulla.
Non scarichi nulla.
Non rispondi a nessuno.
Non fai assolutamente niente.
Eppure, secondo alcuni racconti, qualcuno potrebbe impadronirsi del tuo WhatsApp, contattare amici e parenti e convincerli a fare bonifici a tuo nome.
Pare. Perché fra conferme, smentite e contro-smentite sembra più una soap opera tecnologica che una seria minaccia.
Comunque, appena ho letto la notizia, ho avuto un momento di sincera preoccupazione. Perché io WhatsApp lo uso, anche se evito con cura maniacale i gruppi “Buongiornissimo Kaffè?”. Lo uso, diciamo, il minimo indispensabile e, se possibile, anche meno.
Poi mi sono ricordato che appartengo a una generazione cresciuta in un’epoca in cui esistevano già numerose minacce invisibili.
I colpi d’aria.
Le correnti.
L’umidità nelle ossa.
I peperoni mangiati la sera.
E, naturalmente, la misteriosa influenza intestinale che compariva puntualmente dopo il pranzo di Natale.
Ogni epoca ha i suoi fantasmi.
I nostri hanno semplicemente imparato a usare il Wi-Fi.
Naturalmente non sto dicendo che i rischi informatici non esistano. Esistono eccome. Ci sono truffe, furti di account, malware e criminali molto più intelligenti di quanto vorremmo.
Quello che mi colpisce è un’altra cosa.
Quando sentiamo parlare di un attacco sofisticatissimo, invisibile e quasi magico, immaginiamo immediatamente squadre di incappucciati al lavoro in sotterranei segreti, davanti a monitor lampeggianti che sputano righe di codice indecifrabili.
Poi scopriamo che molte truffe continuano a funzionare con tecnologie molto più semplici.
Per esempio:
«Ciao, sono tuo figlio. Ho cambiato numero.»
Oppure:
«Mi serve un bonifico urgente.»
Oppure:
«Puoi anticiparmi dei soldi? Ti spiego dopo.»
In pratica, mentre noi ci preoccupiamo dell’attacco invisibile, qualcuno continua serenamente a usare l’attacco visibilissimo.
E spesso funziona.
Perché la vera vulnerabilità, da migliaia di anni, non è il software.
È l’essere umano.
La fretta.
La paura.
La fiducia.
L’idea che “sarà sicuramente vero”.
Per questo la difesa più efficace contro molte truffe moderne continua a essere una tecnologia antichissima.
La telefonata.
Quella in cui una persona chiama un’altra persona e le dice:
«Scusa, sei davvero tu?»
È una procedura rivoluzionaria che richiede pochi secondi, nessun aggiornamento software e una quantità sorprendentemente ridotta di intelligenza artificiale.
Speranza-1, che osserva queste cose con crescente divertimento, ha già proposto una nuova regola.
Regola n. 75
Quando una notizia contiene le parole “invisibile”, “misterioso” e “terrificante”, verifica che contenga anche delle prove.
Corollario.
Se qualcuno ti chiede un bonifico urgente su WhatsApp, prova una tecnologia sperimentale chiamata telefonata.
Potresti scoprire che funziona ancora.
Una telefonata allunga la vita.
E, soprattutto, costa meno di un bonifico al primo sconosciuto che sostiene di essere tuo figlio.
Regola n. 0
«Non prendere troppo sul serio né te stesso né la macchina che stai usando per leggere questa regola.»

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