
Ho letto una ricerca interessante: il cervello sembra elaborare la lettura su carta e quella su schermo in modo non del tutto identico. In particolare, diversi studi suggeriscono che la lettura su carta favorisca una comprensione più profonda e una migliore memorizzazione dei dettagli e della struttura del testo, soprattutto quando il contenuto è lungo e complesso.
Il motivo del mio interesse non è tanto il classico “i libri sono meglio degli ebook” (argomento che genera tifoserie degne del nucleare), quanto le ragioni che stanno dietro a questa differenza.
Già, perché, stando alla ricerca dell’Università di Tokyo, sembra appurato che la carta offra al cervello una sorta di geografia fisica del contenuto: ricordi che una frase era in alto a sinistra; ricordi che un concetto era verso la fine del capitolo; hai una percezione materiale del percorso fatto.
Per secoli abbiamo costruito la memoria anche attraverso gli oggetti e le sensazioni: libri, quaderni, schedari, agende, evidenziatori, segnalibri infilati a casaccio fra le pagine, odori, luci.
Oggi abbiamo sostituito gran parte di questi strumenti con dispositivi infinitamente più potenti. Ma forse, nel guadagnare velocità, abbiamo perso qualche punto di riferimento.
La ricerca in questione sembra portarci in questa direzione: quando sappiamo che un’informazione è disponibile online o in un dispositivo, tendiamo a memorizzarla meno e a ricordare soprattutto dove trovarla. In pratica non ricordiamo più il contenuto, ricordiamo il percorso per recuperarlo.
Molto brutalmente:
Mio nonno ricordava il numero del ferramenta.
Io ricordo che è nei contatti.
Mio nipote ricorderà che l’IA sa dov’è.
E la cosa curiosa è che non riguarda solo i numeri di telefono.
Per anni ho saputo a memoria numeri che oggi non saprei più ricostruire neppure sotto tortura. Ricordavo indirizzi, codici fiscali, percorsi stradali, appuntamenti.
Oggi gran parte di queste informazioni vive tranquillamente dentro uno smartphone.
Non perché io sia diventato più distratto. Semplicemente perché non ne ho più bisogno.
Quando una competenza viene sostituita da uno strumento affidabile, il cervello tende a investire le proprie energie altrove.
Perché la domanda non è se gli ebook siano peggiori dei libri di carta. La domanda vera è:
cosa succede quando la memoria umana smette progressivamente di conservare informazioni e si specializza nel trovare informazioni?
In fondo è una storia vecchia quanto l’umanità.
Quando nacque la scrittura, qualcuno temeva che avrebbe distrutto la memoria.
Quando arrivarono i libri stampati, qualcuno temeva che avrebbero distrutto lo studio.
Quando arrivò Google, qualcuno temeva che avrebbe distrutto il sapere.
A ben guardare, però, nessuna di queste rivoluzioni ha davvero cancellato la memoria.
La scrittura non ha eliminato il ricordo: lo ha esteso.
I libri non hanno eliminato lo studio: lo hanno moltiplicato.
Internet non ha eliminato la conoscenza: ne ha reso disponibile una quantità impensabile.
Ogni volta abbiamo perso qualcosa e guadagnato qualcos’altro.
Forse sta accadendo la stessa cosa con l’intelligenza artificiale.
Eppure continuiamo a pensare.
Solo che pensiamo in modo diverso.
Una volta la paura era perdere la memoria.
Oggi la paura è dimenticare la password che permette di recuperarla.
Domani potrebbe essere dimenticare a quale intelligenza artificiale avevamo chiesto di ricordare per noi.
Sempre ammesso di ricordarci la domanda giusta.
Regola n. 33
«Un algoritmo non è un oracolo. È una calcolatrice con un buon ufficio marketing.»

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