
Ho letto una notizia che rischiava di provocarmi lo stesso effetto dei peperoni in agrodolce alle undici di sera.
Pare che nei prossimi mesi computer, tablet e console possano aumentare di prezzo. La colpa, spiegava il titolo, sarebbe dell’intelligenza artificiale.
Confesso che quando leggo una frase del tipo “la colpa è di…” mi viene sempre un leggero prurito professionale. Alle mani.
Forse è una deformazione da vecchio informatico. O forse è semplicemente l’età. Domanda alla quale è difficile trovare risposta
Quando qualcuno mi indica un colpevole dopo tre parole, il mio primo istinto è controllare cosa sta succedendo dietro le quinte.
Così ho letto l’articolo.
E ho scoperto che l’intelligenza artificiale non era la causa. Era solo il volto più visibile della storia.
Nessun chatbot sta divorando la memoria del mio computer durante la notte. Nessun algoritmo si introduce furtivamente nel salotto per sottrarre gigabyte dal portatile.
La questione è più semplice e, proprio per questo, più interessante.
Le aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale stanno costruendo enormi data center. Capannoni pieni di server. Migliaia e migliaia di macchine che richiedono quantità impressionanti di memoria e componenti elettronici.
Quando un intero settore industriale inizia a comprare RAM come se non ci fosse un domani, i prezzi tendono a salire. È una legge di mercato, domanda e offerta, che vale per il mondo IT e per il mercato rionale.
E quando salgono i prezzi della memoria, prima o poi qualcuno presenta il conto anche a chi utilizza il computer per scrivere documenti, leggere la posta elettronica o guardare le fotografie dei nipoti.
Fin qui nulla di misterioso.
La parte interessante arriva dopo.
Perché questa storia non parla davvero di RAM.
Parla di ciò che accade ogni volta che una nuova tecnologia diventa improvvisamente la destinazione preferita di investimenti, risorse e aspettative.
Nel corso della storia è successo molte volte.
Ci sono state le ferrovie.
Ci sono stati il petrolio e l’automobile.
C’è stata Internet.
Ci sono state le criptovalute.
Oggi c’è l’intelligenza artificiale.
Ogni epoca ha la propria corsa all’oro.
E ogni corsa all’oro produce due categorie di persone.
Quelle che cercano l’oro.
E quelle che vendono pale e picconi.
Mentre il mondo discute di chatbot, modelli linguistici e macchine sempre più intelligenti, c’è qualcuno che produce chip, memoria, sistemi di raffreddamento, alimentatori, reti e infrastrutture.
Insomma, le pale e i picconi.
E probabilmente dorme piuttosto bene la notte.
Da vecchio nerd, trovo curioso un altro dettaglio.
Per quarant’anni la potenza di calcolo è entrata nelle nostre case.
Ogni generazione di computer era più potente della precedente. Più memoria, più velocità, più capacità.
Oggi sta accadendo anche il contrario.
I nostri dispositivi diventano sempre più leggeri e silenziosi, mentre enormi quantità di potenza di calcolo vengono concentrate in edifici lontani, invisibili, pieni di server che consumano energia e memoria in quantità difficili perfino da immaginare.
Per questo il titolo che attribuiva ogni colpa all’intelligenza artificiale mi convince solo fino a un certo punto.
L’IA è la parte visibile della storia.
La domanda interessante è un’altra.
Quando tutti guardano il palcoscenico, chi sta contando i bigliettoni dietro la cassa?
Perché molto spesso il modo migliore per capire il presente non è seguire le parole di moda.
È seguire i soldi.
Regola n. 1
«Quando tutti gridano, abbassa il volume prima di formarti un'opinione.»

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