per guarire non serve l’esorcista

Lillo osserva sospettoso mentre Sugar smanetta su un foglio di calcolo davanti al mare all'alba.


Una mattina apro un articolo di informatica.

Alla terza riga incontro cinque sigle.

Alla quinta, un acronimo dentro un altro acronimo.

Alla sesta mi accorgo di essere io quello che, trent’anni fa, avrebbe spiegato tutto questo a un collega davanti alla macchinetta del caffè.

Forse con lo stesso linguaggio.

Magari con le stesse sigle e gli stessi acronimi.

Allora mi viene un dubbio.

Quante volte ho fatto lo stesso errore?

Già, perché anch’io mi sono trovato tante volte a dover spiegare come funziona un computer, un programma, un foglio di calcolo.

Magari davanti ad aule piene di quadri e dirigenti di grandi aziende.

E, credetemi, quale che sia il livello culturale di chi ascolta, spiegare la differenza fra “indirizzo assoluto” e “indirizzo relativo” in Lotus 1-2-3, il foglio elettronico più diffuso dell’epoca, non era molto semplice.

E poi mi sono trovato dall’altra parte della barricata …

Qualche tempo fa partecipai a un corso online rivolto alle associazioni di volontariato.

Due ore di slide.
Riferimenti normativi.
Sigle.
Rimandi ad altre norme.

Alla fine alzai la mano.

«Scusate, non ho capito niente.»

La risposta fu gentile.

«Prenda appuntamento per una consulenza.»

Stavo per spegnere il PC quando mi sono ricordato di quante presentazioni avevo tenuto sulla Donazione di Organi.

Anch’io, all’inizio, ero convinto che spiegare significasse dire tutto quello che sapevo.

Gli psicologi la chiamano maledizione della conoscenza: quando sai così bene qualcosa da dimenticare cosa significa, per gli altri, non saperla.

Nelle prime presentazioni, fossero per gli studenti di un liceo o per i dipendenti comunali, cercavo di essere “esaustivo”.

Trenta, a volte 40 slide.
Corrette.
Ineccepibili.

Cercavo di rispondere a tutte le domande possibili e di smontare tutti i falsi miti.

Continuavo ad aggiungere definizioni, grafici, tabelle e ogni possibile approfondimento.

Poi ho scoperto che, forse, spiegare bene significa evitare tutto questo.

Ho imparato a lasciare fuori quasi tutto quello che sapevo per fare entrare ciò che serviva al pubblico.

Perché comunicare non significa dire tutto quello che sai.

Significa scegliere ciò che serve davvero a chi hai davanti.

Questa lezione non me l’ha insegnata un manuale di comunicazione.

L’ho imparata facendo il presidente di un’associazione di volontariato, dove ogni “non ho capito” non è un voto basso.

È una persona che rinuncerà a fare una scelta perché nessuno è riuscito a renderla comprensibile.

Ed è una responsabilità enorme.

La competenza non si misura da quante sigle riesci a infilare in un discorso.

Si misura da quante riesci a togliere senza perdere precisione.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 62

«Se alla decima slide non hai ancora capito dove vuole arrivare il relatore, probabilmente nemmeno lui.

Corollario: Se alla trentasettesima slide il futuro è ancora nelle nostre mani, significa che nessuno ha trovato il pulsante "Fine presentazione".»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.