quando anche Ippocrate legge le news

Ippocrate conversa con il vecchio nerd mentre leggono una notizia sul caldo e la salute mentale durante una fresca alba estiva.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale


Alba sul pianeta Bordonchio.

La notte ha finalmente regalato qualche ora di sonno decente. Il temporale promesso dai meteorologi ha fatto metà del suo dovere senza trasformarsi nell’ennesima esercitazione teorica.

Mi siedo in giardino con il primo caffè della giornata e apro il tablet.

Il titolo attira subito l’attenzione.

Il caldo può influire sulla salute mentale.

Resto qualche secondo a fissare lo schermo con un mezzo sorriso.

Non perché dubiti della ricerca.

Mi domando soltanto se, per caso, non sia arrivata una conferma scientifica di qualcosa che l’umanità sospettava già da qualche migliaio di estati.

Proprio mentre sto sorridendo, il cancello cigola.

Entra Ippocrate.

Ha l’aria di chi ha camminato parecchio, ma senza alcuna fretta.

Si siede davanti a me.

Gli porgo il tablet.

Legge l’articolo in silenzio.

Ogni tanto annuisce.

Poi appoggia lentamente il dispositivo sul tavolo.

«È una buona ricerca», dice.

«Anch’io lo penso.»

«Allora perché sorridi?»

«Perché mi sembra che ogni tanto la scienza impieghi strumenti sofisticatissimi per dimostrare ciò che mia nonna aveva già capito preparando la limonata.»

Ippocrate ride piano.

«Le nonne sono sempre state una categoria sottovalutata.»

Rimaniamo qualche minuto ad ascoltare gli uccelli che ricominciano a farsi sentire dopo la pioggia.

Poi riprende.

«Vedi, Riccardo. La ricerca non serve soltanto a scoprire cose nuove. Serve anche a misurare con precisione ciò che tutti osservano in modo confuso.»

Annuisco.

Non posso dargli torto.

Sapere che il caldo peggiora il sonno, aumenta l’irritabilità o rende più difficile concentrarsi non è una scoperta rivoluzionaria.

Capire quanto succede, perché succede e chi rischia di più, invece, è medicina.

Il problema, forse, nasce dopo.

Quando quella ricerca arriva sui giornali.

Allora sembra che l’umanità abbia appena scoperto che quaranta gradi all’ombra non favoriscono la meditazione zen.

«È il linguaggio» osserva Ippocrate.

«La ricerca parla con prudenza. I titoli parlano per stupire.»

Ripenso a certe espressioni che ormai leggiamo ogni giorno.

Ogni comportamento diventa una sindrome.

Ogni difficoltà una nuova emergenza.

Ogni osservazione quotidiana una rivelazione.

Intanto mi torna in mente un bracciante agricolo che lavorava nell’aranceto di mio nonno.

Ogni tanto, d’estate, quando il caldo diventava insopportabile, diceva: «Chi fatica dint’ ‘a ‘sta stagione, va truvanno ‘a ‘mmità d’ ‘a ragione.» e si riparava sotto la “pagliarella” di limoni.

Oggi lo diremmo così: «Le elevate temperature possono determinare un temporaneo peggioramento delle funzioni cognitive e del tono dell’umore

Sabatiello non aveva pubblicato nulla.

Non aveva grafici.

Non aveva statistiche.

Aveva soltanto vissuto abbastanza estati.

Ippocrate si alza.

Prima di uscire si gira verso di me.

«Riccardo…»

«Dimmi.»

«Continuiamo pure a fare ricerca.»

«Certo.»

«Però, ogni tanto, ascoltiamo anche Sabatiello.»

Lo guardo allontanarsi lungo il vialetto.

Chiudo il tablet.

Ripenso al titolo.

Questa volta non sorrido più.

Penso che il vero progresso non sia dimostrare che il caldo ci rende più irritabili.

Fra una scoperta e una conferma c’è una bella differenza.

Come fra una notizia e il suo titolo.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 71

«Finché c'è prosecco, c'è speranza.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.