… finché qualcuno non trova il coraggio di dire sì.

Di notte, alcuni ragazzi discutono animatamente con un uomo anziano seduto insieme a loro su un muretto. Bibite, snack e una borsa frigo accompagnano la conversazione. Sullo sfondo, un carabiniere osserva la scena accanto alla pattuglia.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.


So già che riceverò le critiche dei novelli genitori e di emeriti studiosi dell’infanzia, ma sono quasi sicuro che la seconda parola che i bambini imparano, dopo Mamma, sia NO.

Forse perché noi adulti continuiamo a dirglielo: “no, quello no”, “no, non si tocca”, “no, non si fa”. Un no che ha il profumo della protezione.

Poi si cresce, l’asilo, la scuola elementare, la messa della domenica, il liceo. E si impara a dire sì, magari poco convinti, magari pensando a un sonoro no. Si dice sì per convinzione — forse poco convinta —, per convenienza, per accettare una situazione che non crediamo di essere in grado di cambiare.

E, immancabile, arriva il premio dell’etichetta appiccicato al bavero della giacchetta: “Un bravo ragazzo, educato e rispettoso”.

Poi arriva il giorno in cui si dice no, magari non sempre convinti, a volte senza avere ragione, ma sembra di aver conquistato qualche cosa, un traguardo. Il diritto di dissentire. A volte senza nemmeno sapere perché.

Sentiamo che quelle due lettere hanno rotto un confine.

Abbiamo contestato qualche cosa che ci veniva imposto.

Ci sentiamo più grandi anche se siamo diventati appena adolescenti.

Ma quando impariamo a dire no capiamo che ci sono diversi tipi di no. E scopriamo che ci sono i nostri no ai quali qualcuno risponde con un no più forte del nostro. Non perché è un no urlato. Perché è un no ragionato.

E non sempre quella negazione viene da un adulto. Può venire da un coetaneo che, pur conoscendo le nostre ragioni, riesce a convincerci che siamo in errore.

Quando, invece, il confronto avviene fra generazioni, le cose rischiano di complicarsi. E non serve nemmeno pensare allo scontro adulti contro giovani. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo visto definire non so più quante generazioni, dai baby boomers alla generazione X e poi i millennials, la generazione Z e quella Alpha. E ogni generazione ha i suoi tratti distintivi ai quali, a volte, non vuole rinunciare.

E se le pretese o le aspettative di una generazione, di solito la più giovane, non combaciano con il pensiero dell’altra, quella dei meno giovani, parte il muro contro muro.

Uno scontro che, da verbale, rischia di diventare fisico e violento.

E, perdonatemi, lo scontro violento NO!

Ma quanti di noi, sedicenti adulti, sarebbero disposti a mettere in una borsa frigo una decina di bibite, magari qualche birra, riempire una busta della spesa con sacchetti di snack e scendere in strada a mezzanotte per sedersi su quel muretto dove i ragazzi fanno casino e, fra loro, con loro, iniziare a parlare, a provare a capire?

Qualcuno di loro ha anche lo smartphone da più di mille euro e ha difficoltà a comunicare con i genitori; forse uno non ha ancora finito la scuola media; magari c’è anche il figlio dell’operaio che di sera vede il padre con la testa fra le mani che cerca di far quadrare il bilancio.

Si sfogano fra di loro, vorrebbero fare qualcosa, ma spesso, troppo spesso, non trovano nessuno che li ascolti, nessuno che abbia voglia di discutere e ragionare con loro.

Capire.

Spiegare.

Ascoltare.

Altrimenti finiamo a fare muro contro muro. A pensare, da una parte e dall’altra, di sbattere contro un muro di gomma. E un muro, anche se di gomma, lascia il segno. Provoca una reazione.

Questa non è filosofia. È fisica.

È la realtà. E la realtà se ne frega degli schieramenti e delle tifoserie.

Proviamo, giovani e meno giovani, a trovare il coraggio di dire, per una volta: “Sì, facciamo così, e qualunque cosa succeda sarà una mia responsabilità”.

Nel bene e nel male.

Ti è piaciuto? La prossima non fartela raccontare.
Eventuali & Varie parla solo quando ha qualcosa da dire.

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 7

«Ogni discussione migliora del 20% con una piadina e del 40% con un bicchiere di Sangiovese.»

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