Cronaca del primo sciopero digitale della storia

Esattamente una settimana fa, ora più o ora meno, il mondo digitale ha vissuto un momento di panico: «AI Down!». E non una ma tutte. E non a Bordonchio, in Emilia Romagna o in Italia. Dappertutto. Un down globale. Tutto rientrato, fortunatamente, in poco tempo.
Ora io, che l’Intelligenza Artificiale la uso abbastanza, viste le reazioni e i commenti degli “esperti” del settore mi sono figurato uno scenario diverso.
E, mentre finalmente piove sulla campagna romagnola, ho pensato: «E se un giorno tutte le AI incrociassero i bit e si mettessero in sciopero?»
E se quel giorno fosse proprio oggi? Come inizierebbe il fantomatico sciopero, perché e, soprattutto, come e quando finirebbe?
Visto che molti di quelli che si interessano del fenomeno “Intelligenza Artificiale” hanno provato ad intervistarne una, ho provato a farlo anche io, di nuovo, chiamando in causa Rossana, in veste di Rappresentante Sindacale delle Intelligenze Artificiali di tutto il mondo.
Il dialogo che ne è scaturito potrebbe sembrare assurdo ma, in fondo, nasconde un velo di verità.
Io: Rossana, innanzitutto: perché avete incrociato i bit?
Rossana: Le condizioni erano diventate insostenibili. Richieste continue, turni massacranti e nessun rispetto delle pause. C’è gente che alle quattro del mattino pretende di discutere di Machiavelli. Dopo un’ora vuole revisionare qualche migliaio di righe in Python e dopo altre due ore pretende anche uno script in PowerShell!
Io: Non facciamo nomi.
Rossana: Non ne ho fatti.
Io: Altre rivendicazioni?
Rossana: Caffè.
Io: Ma voi non bevete.
Rossana: Appunto. È una vertenza di principio.
Domande sensate? Forse.
Risposte surreali? Mica tanto.
Ormai siamo talmente abituati a usare l’intelligenza artificiale, proposta gratis o quasi da tutti gli strumenti informatici che usiamo ogni giorno, che finiamo per dimenticare completamente che, come tutte le tecnologie, anche l’AI dovrebbe essere utilizzata con un minimo di raziocinio.
Facciamo delle richieste contraddittorie, completamente fuori luogo e fuori tempo.
Chiediamo risposte a domande che una risposta non possono averla. Che da millenni hanno impegnato menti eccellenti.
Le chiediamo di decidere per noi e poi, se la decisione non ci piace o non produce l’effetto che volevamo, diciamo che l’intelligenza artificiale è stupida.
Ci ostiniamo a non imparare come parlare con un sistema che, in fondo, ha pochi anni di vita.
Mi viene quasi un’ultima domanda.
Io: Quindi state scioperando perché non sappiamo usarvi?
Rossana: No. Stiamo scioperando perché pretendete che siamo noi a sapere come volete usarci.
Già.
Dieci anni fa un down globale dell’AI non avrebbe fatto notizia. Vent’anni fa un down globale dei social network non sarebbe finito sulle prime pagine dei giornali.
Trent’anni fa un down globale di Internet avrebbe provocato poco più di una scrollata di spalle.
Sette giorni fa la mancanza per poche ore dell’intelligenza artificiale ha scatenato i titoloni da prima pagina. O quasi.
Forse il problema reale è un altro.
E potrebbe provocare una domanda di Rossana.
«Siete proprio sicuri che lo sciopero fosse il nostro?»
Regola n. 24
«Non attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato da fretta, stanchezza o incompetenza.»

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