Cronache, idee e dialoghi da un giardino di Bordonchio.

martedì 3 Novembre 2026 18:45 06:19 06:49 16:57 17:28 Ultimo Quarto

Il secondo comma

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… e non è il primo degli ultimi!

Un gruppo di cittadini trasporta un pesante podio con la scritta «ULTIMI» davanti a rappresentanti delle istituzioni, riconoscibili dalle fasce colorate. Una donna in carrozzina è in prima fila, mentre i rappresentanti si guardano perplessi.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.


Parlando di gare automobilistiche, pare che il grande Enzo Ferrari dicesse «Il secondo è il primo degli ultimi.» Ora, non avendolo sentito di persona, non posso essere certo che la frase l’abbia realmente pronunciata il Commendatore, ma, ad essere sincero, non è che mi piaccia granché.

Se parliamo di sport, potrebbe anche essere uno stimolo a primeggiare, a metterci l’anima e il corpo per tagliare il traguardo per primi. Ma in altri casi non credo sia un principio valido.

Prendiamo il secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione, così come riportato dal sito del Senato: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Questo è, passatemi l’espressione, un bel casino. Perché ho la netta sensazione che ci sia un filo di confusione, ma appena un filo, su chi è chi e chi dovrebbe fare cosa.

Sì, perché la prima domanda sarebbe: chi è la Repubblica che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, rimuovere gli ostacoli. Secondo la Costituzione (art. 114), «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.»

Ora non credo ci voglia una laurea per capire chi sono i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni. Dove inciampo io, e credetemi ci inciampo ogni giorno, sono quelle cinque lettere che formano la parola Stato. Perché, secondo me, se identifichiamo lo Stato solo come le persone che siedono nei palazzi del potere a Roma, stiamo facendo un errore grosso come Giove.

Lo Stato è qualcosa di più complicato, un’organizzazione complessa di cui fanno parte i cittadini, le istituzioni, i poteri e le funzioni, con un proprio ordinamento giuridico.

Chiarito il dubbio su chi è chi, resta la seconda parte della domanda: chi deve fare cosa?

Se una scuola comunale non è raggiungibile dagli alunni di una frazione, è chiaro che il Comune deve cercare una soluzione. Se una strada provinciale è piena di buche, è abbastanza chiaro chi deve provvedere.

Ma se una famiglia, con un solo reddito, non riesce a sostenere le spese necessarie per mandare i figli a scuola, chi deve pensarci? Chi deve rimuovere l’ostacolo?

E se un lavoratore che ha in famiglia una persona anziana e non autosufficiente non riesce ad assisterla e andare, contemporaneamente, a lavorare, chi deve intervenire? La solidarietà fra cittadini, che mi pare sia anche quella sancita dalla Costituzione? Oppure la Repubblica?

Magari tutti e due insieme?

Sono due esempi, forse banali, forse anche troppo seri.

Esempi di fronte ai quali oggi tutti noi cittadini, forse anche io, rispondiamo spesso solo indignandoci. Ma l’indignazione a volte non basta. Perché poi potremmo condannare chi fa una manifestazione senza aver mai capito perché sta manifestando.

Perché, magari, chi sta manifestando in quel momento ha provato a cercare, fra le pieghe delle istituzioni, chi potesse aiutarlo a risolvere il problema. Ma è stato fatto rimbalzare da uno sportello all’altro, da un ente a un altro. Da solo, mentre altri dieci, cento, mille cittadini cercavano le stesse risposte.

Magari qualcuno aveva già provato a farsi ascoltare, con una lettera, una richiesta, un cartello. Magari aveva persino ricevuto una risposta, ma non una soluzione. E intanto, senza saperlo, altri dieci, cento, mille cittadini stavano facendo esattamente la stessa cosa. Da soli.

E se smettessimo di esserlo?

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 76

«Se un evento negativo coinvolge una persona, diventa notizia nazionale. Se mille persone fanno qualcosa di buono, diventa statistica.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.
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