…ma sarà una buona notizia?

Lo avevo anticipato e, in fondo, ci è voluto meno del previsto.
Siamo di nuovo online con il layout completamente rifatto.
Abbiamo spostato tutto in un deposito — tecnicamente, un backup completo — poi abbiamo iniziato a spostare cose, a tirar via quello che ci dava fastidio, a pensare a come far funzionare il tutto, a scrivere un minimo di codice PHP, a controllare i fogli di stile.
Esattamente come si fa con la ristrutturazione di una casa.
Via quel tramezzo, mettiamo questa stanza lì, spostiamo quell’altra dove prende più luce e via discorrendo.
In fondo, questa casa digitale, il nome a dominio, esiste dal marzo del 2010.
Per anni è stata una specie di capannone artigianale, un laboratorio dove facevo ogni genere di prove che potevano venire in mente a un vecchio nerd, all’epoca non tanto vecchio, per capire come far funzionare questo strano oggetto che si chiama web. MySQL, HTML, PHP, qualche puntatina su JavaScript — non è che mi piaccia molto — e infine Bootstrap e compagnia bella.
Poi, un bel giorno, erano i primi di ottobre di cinque anni fa, ho iniziato a scrivere, facendolo diventare una specie di blog. Insomma, in sedici anni di ciarpame ne ho accumulato un bel poco.
Ci sono, in tutte le case, degli oggetti che sono lì perché una volta facevano comodo, perché ci piacevano, perché, forse, servivano. E che poi finiscono per accumulare solo polvere.
Ma il giorno in cui mi sono accorto che c’erano cose che, anche corrette sotto il profilo formale, potevano dare fastidio ai pochi visitatori, ho deciso di fare pulizia.
Alcune cose si conservano, fanno parte della memoria.
E quella non si butta.
Ma altre cose, come la profilazione dei visitatori, cose apparentemente innocenti come un pulsante «Mi piace» … no, quelle no!
Un no ogni tanto bisogna avere il coraggio di dirlo.
E quando poi la pubblicità, che potrebbe portarti dieci o venti centesimi di euro al mese, ti propone cose assurde, allora rinuncio a un pacchetto di sigari ogni tanto e via anche quella!
C’è anche un particolare da tenere in conto.
Secondo me un blog deve essere una casa aperta. Qualcosa dove chi ha voglia può venire, leggere e commentare.
Avevo provato, con l’aiuto di Grazia — la parte di Intelligenza Artificiale che mi aiuta con PHP —, a mettere giù qualche riga di codice per sapere a che ora sorge e tramonta il sole a Bordonchio. Cioè, mi serviva per altro ma poi, visto che c’ero, perché non metterla sul mio blog? Era nata la prima froceria, un artifizio tecnico che in apparenza non avrebbe nessun’utilità pratica ma aiuta, cavoli se aiuta.
E quando, in una notte di dubbi, nacque Speranza-1, che iniziò a sparare sentenze sotto forma di regole, le Regole di Speranza-1, anziché tirarle fuori da un file di testo e infilarle, una alla volta, sotto gli articoli del blog, perché non organizzare qualche centinaio di righe in PHP e farle venire fuori in automatico? Froceria numero due.
Ma montare le varie frocerie in un tema standard di WordPress — ok, per gli anglofili layout — richiede troppo spesso di aggiungere pezzetti di fogli di stile. Lo chiamano CSS aggiuntivo. E scriverlo porta via tempo. Non si tratta di aggiungere una lampadina in salotto, si tratta di aggiungere un pezzo di impianto elettrico. Magari con i fili a vista.
Sarà stata l’età, sarà stata una botta di Genio e Sregolatezza, ho deciso di farmi un tema mio. Un tema semplice, a partire da uno di quelli standard di WordPress, con quello che serviva, senza chiedere ai visitatori di accettare una marea di biscottini, i cookie, da chissà chi e chissà perché, e che, soprattutto, funzionasse bene su smartphone, tablet e PC.
È stata una settimana di lavorio, con mezze risse in cantiere: Rossana che proponeva una cosa, Grazia che puntualizzava, Pixel che interpretava immagini a modo suo, Speranza-1 che ogni tanto sparava fuori una sentenza impertinente e, a volte, pertinente. E Ugo che ringhiava, provava a tenere a bada tutti ed esigeva biscottini e bistecchine. Virtuali.
Siamo arrivati dove volevo io?
Non lo so.
Abbiamo cercato di proporre qualcosa di semplice, piacevole, facile da leggere anche dal telefonino. E non abbiamo nemmeno finito.
Come in tutte le ristrutturazioni, ora ci sono da fare le ultime rifiniture. Ma quelle le faremo a treno in corsa. Giorno dopo giorno.
Finiremo un giorno?
Non lo so.

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