
(e cimitero della mozzarella in frigo)
Dicono che Instagram faccia male all’autostima. Che sia un luogo tossico, pieno di vite perfette, fisici scolpiti, tramonti mozzafiato e colazioni a base di avocado toast servite su tavoli di design. E forse è vero. Ma guardiamola da un’altra prospettiva: Instagram non è una trappola.
È una palestra. Non per i muscoli, certo. Per la resistenza emotiva.
Lo swipe come sollevamento pesi
Ogni volta che apri l’app e fai swipe, stai sollevando e abbassando la tua autostima. In 0,3 secondi passi da: “Che bella foto, anche io potrei provarci” a: “Ok, no, io sono un fallimento cosmico”.
Altro che panca piana: il vero workout è vedere qualcuno con gli addominali scolpiti alle Maldive mentre tu sei sudato davanti al ventilatore e hai appena finito un piatto di pasta in bianco.
Disciplina olimpica: tutti al mare (tranne me)
Su Instagram è sempre estate. Anche a febbraio, qualcuno, da qualche parte, posta un tramonto sulla spiaggia con didascalia poetica: “La libertà è un orizzonte che ti entra dentro”.
Tu, nel frattempo, sei in ufficio con la stampante inceppata. E resisti. Perché la vera disciplina è guardare quell’orizzonte senza lanciare il telefono contro il muro.
Il brunch motivazionale
Poi c’è la categoria “nutrizione spirituale”: le stories di brunch colorati, smoothie bowl arcobaleno, pane ai semi di chia. Ogni foto è una sfida alla tua capacità di digerire senza sentirti inferiore.
Tu apri il frigo e trovi solo una sedicente mozzarella che ti guarda sconsolata. E pensi: “Domani cambio vita”. Ma poi la mozzarella vince.
Reel che ti cambiano la vita (forse)
Instagram pullula anche di reel motivazionali: “Credi in te stesso, non mollare, sii la tua priorità!”
Bellissimo. Peccato che tu, in quel momento, credi e speri solo che la moka non esploda e che il caffè esca finalmente senza sputacchiare sul fornello.
Eppure, resistere al confronto continuo, alle frasi fatte e ai sorrisi smaglianti, è un allenamento di tutto rispetto.
La palestra interiore
E così, senza accorgertene, Instagram ti tempra. Non è la palestra dei bicipiti, ma quella della sopravvivenza emotiva.
Lì impari che la perfezione è un filtro, che la felicità si può scrivere con font glitterati e che la vera forza sta nel chiudere l’app prima di deprimerti definitivamente.
Alla fine, Instagram non ti rende più bello, più magro o più ricco. Ma ti allena. A scrollare, sorridere e fingere che tu non stia ancora mangiando pasta in bianco alle 22.