L’estate sta finendo. Le spiagge si svuotano, le sdraio vengono impilate e i villaggi turistici chiudono i battenti. Tutti? No. Ce n’è uno che resta sempre aperto, indifferente alle stagioni e al passare del tempo: Facebook.

Un tempo era il simbolo della modernità, il luogo dove i giovani si affacciavano al mondo digitale con status esistenziali (“che palle la vita”), foto dei concerti e messaggi subliminali scritti in bacheca per l’ex che, ovviamente, non avrebbe mai capito. Era la frontiera del nuovo, l’equivalente social del motorino truccato o della prima vacanza con gli amici.

Poi, lentamente, qualcosa è cambiato. I giovani sono migrati altrove: prima su Instagram, poi su TikTok, ora su qualsiasi app permetta di parlare con sconosciuti usando filtri da cartone animato e balletti di quindici secondi. Facebook, invece, è rimasto lì. E nel frattempo è stato colonizzato da un’altra popolazione: i boomer.

Oggi, aprire Facebook è come entrare in un villaggio vacanze fuori stagione. Non c’è il caos della movida, ma un’atmosfera calma, familiare, un po’ retrò. Un campeggio digitale in cui il tempo sembra essersi fermato tra il 2009 e il 2013.

Il vero contenuto di punta è la ciambella col buco. Postata in almeno dodici varianti, fotografata sul tavolo della cucina accanto al centrino di pizzo, con tanto di ricetta “segreta” che segreta non è mai. Non mancano, ovviamente, i consigli miracolosi: “Se metti una mela nell’impasto viene più soffice”. Che poi, magari è pure vero.

Subito dopo, troviamo loro: le fake news. Condivise con lo stesso entusiasmo di chi ha appena scoperto l’acqua calda. “Attenzione! Se rispondi a questo numero ti rubano il conto in banca e pure la macchina del caffè!”. Oppure: “Bill Gates ti regala 5.000 euro se condividi questo post entro mezzanotte”. Catene di Sant’Antonio 2.0 che fanno sorridere i nipoti, ma che generano lunghi dibattiti nei commenti (“non sarà mica vero?”).

Ma il vero cuore pulsante di Facebook restano i nipoti. Ogni foto raccoglie 237 cuori, 112 “che bello amore” e almeno 8 “somiglia tutto al nonno”. È il trionfo dell’orgoglio familiare, la versione digitale delle diapositive proiettate al pranzo della domenica. Nessun algoritmo potrà mai battere la potenza di un neonato in body bianco davanti all’albero di Natale.

E poi ci sono i gruppi. Piccoli villaggi dentro il villaggio. “Sei di Bellaria se…” è un classico intramontabile, insieme a “Ricette della nonna che non sbaglia mai”, “Consigli per l’orto” e “Vendo, compro, scambio” (dove puoi trovare dalla bicicletta del ’74 al divano-letto che “è praticamente nuovo, usato solo tre volte”). Qui la dimensione comunitaria sopravvive, tra un “Buongiorno gruppo!” e un tramonto fotografato dal balcone.

Facebook, in fondo, è rassicurante. È come quel lido di provincia che conosci da sempre: la sabbia non sarà caraibica, il bagnino ha ancora la stessa canotta dal ’98, ma sai già che troverai la tua sdraio, la tua granita e qualcuno pronto a commentare: “Che bello, amore”.

E mentre i social “giovani” corrono dietro al nuovo trend del momento, Facebook rimane fedele a sé stesso. Non stupisce, non abbaglia, ma accoglie. È il posto dove non vai per scoprire il futuro, ma per sentirti a casa.

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