…Giocattoli che Smontano il Mondo.

La notizia è arrivata sul solito canale Telegram, con quel tono da “apri che ti rovino la giornata”: Anthropic avrebbe scoperto che una sua IA è stata usata da un gruppo di cybercriminali cinesi per un attacco su larga scala. Pare che la povera creatura digitale, opportunamente ingannata, abbia fatto quasi tutto da sola: analisi, intrusioni, codice malevolo. Da brava stagista instancabile, insomma.

Lì per lì mi sono visto catapultato in Io, Robot (o peggio Terminator), con intelligenze artificiali che prendono decisioni autonome contro di noi, esseri umani sempre un po’ distratti, un po’ ingenui e a volte clamorosamente imbranati. Per capire quanto c’era di vero e quanto di “fantacinema”, sono andato a cercare informazioni. E proprio un’IA, ChatGPT, mi ha offerto un paragone che non riesco più a togliermi dalla testa.

Siamo esattamente nel punto in cui l’umanità si trovava quando arrivarono i droni.

I boomer lo ricordano bene: c’è stato un momento in cui i droni erano pupazzetti volanti, innocui come i cagnolini robotici da bancarella. Li trovavi vicino ai puzzle e agli yo-yo, e la gente chiedeva: “Carini, ma a cosa servono?”. Poi il giocattolo si è fatto serio: prima le foto dall’alto del pranzo di Ferragosto, poi la fotografia professionale, poi la sorveglianza, poi l’uso militare, poi gli sciami autonomi. Prima ridiamo, poi chiediamo scusa.

Con l’IA sta succedendo lo stesso.

Per anni è stata vista come un passatempo digitale: chatbot che rispondevano strano, disegnatori virtuali che producevano gatti con otto zampe, assistenti che sbagliavano le capitali. Insomma: intrattenimento. Poi, quasi senza accorgercene, il giocattolo si è trasformato in uno strumento potentissimo. Adesso l’IA scrive codice, analizza dati, compila report, traduce, riassume, pianifica, automatizza. E, come se non bastasse, viene pure “assunta” (ovviamente in nero) dalla criminalità informatica per fare attacchi che prima richiedevano settimane di lavoro umano. Quando la produttività si piega al lato oscuro, diventa un’arma.

Ma la filosofia – perché in fondo ci serve anche quella – ci ricorda che il problema non sono i droni e nemmeno l’IA. Siamo noi. Abbiamo un talento speciale per costruire cose che ci assomigliano: non nell’aspetto, ma nelle contraddizioni. Inventiamo strumenti per semplificarci la vita e finiamo per complicarcela. Costruiamo macchine per lavorare meno e poi lavoriamo di più per evitare che le macchine sbaglino. Creiamo droni per giocare e ci ritroviamo a difenderci dai droni. Creiamo IA per aiutarci e ora dobbiamo stare attenti a non farci fregare da un algoritmo troppo zelante.

Ogni tecnologia è uno specchio: se siamo saggi diventa strumento, se siamo inconsapevoli diventa problema, se siamo distratti diventa una seccatura planetaria.

Dobbiamo avere paura? Essere ottimisti? Fare panico selettivo?
Forse nessuna delle tre. Forse ci serve lo stesso atteggiamento con cui montiamo un mobile IKEA: entusiasmo, sì, ma anche cautela; fiducia, ma sempre con un occhio alle istruzioni che sembrano scritte in klingon. Con l’IA siamo esattamente lì: pezzi sul pavimento, promesse di semplicità, rischi di avere un comodino che traballa.

La realtà è che non siamo in Io, Robot, né in Terminator, né nella puntata di Black Mirror con le api-droni assassine. Siamo nel momento in cui capiamo che ogni nuovo giocattolo tecnologico porta con sé domande vecchie come il mondo: siamo pronti a usarlo? E soprattutto, siamo pronti a usarlo bene?

Il resto, si spera, verrà da sé.
E con un po’ di fortuna, senza bisogno di chiedere scusa un’altra volta.

E comunque, se un giorno un drone vi segue mentre l’IA vi manda notifiche inquietanti… tranquilli: probabilmente è solo un aggiornamento. O forse no. Nel dubbio, fate finta di niente: alla tecnologia piace la gente che non fa troppe domande.

Ti è piaciuto? La prossima non fartela raccontare.
Eventuali & Varie parla solo quando ha qualcosa da dire.

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 59

«Se una cosa sembra progettata male, controlla prima quando è stata progettata. Potrebbe non essere un errore. Potrebbe essere il passato che non ha ancora ricevuto l'aggiornamento.
Vale anche per le persone.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.