Il costo umano delle attese

Lettera aperta al Direttore Generale dell’AUSL Romagna
Gentile Direttore,
oggi mia moglie ha accompagnato sua madre, invalida civile al 100%, a una seduta di ozonoterapia presso una struttura dell’AUSL Romagna.
L’appuntamento era fissato per le 11:15.
Come spesso accade, però, l’orario previsto è rimasto poco più di un’indicazione teorica. Le visite precedenti si sono accumulate, le prenotazioni probabilmente erano numerose e l’attesa si è prolungata ben oltre quanto programmato.
Fin qui, potrebbe sembrare uno dei tanti inconvenienti della sanità moderna.
Ma c’è un dettaglio che merita attenzione.
Nella sala d’attesa non c’erano giovani impazienti di perdere qualche minuto del proprio tempo. C’erano soprattutto persone anziane. Quasi tutte oltre i settant’anni. Alcune con difficoltà di deambulazione. Altre accompagnate da familiari che avevano organizzato la giornata intorno a quell’appuntamento.
Fuori, nel frattempo, la temperatura sfiorava i 33 gradi.
Non scrivo per attribuire colpe ai medici, agli infermieri o agli operatori che ogni giorno lavorano sotto pressione e spesso in condizioni difficili. Chi frequenta gli ospedali sa bene quanto impegno e professionalità vengano messi in campo nonostante le carenze di personale e le risorse limitate.
Le scrivo invece per porre una domanda semplice.
Quando vengono costruite le agende degli appuntamenti, qualcuno misura anche il costo umano delle attese?
Perché un ritardo di un’ora può essere una seccatura per una persona giovane e in salute. Per una persona anziana e fragile può rappresentare fatica, disagio e talvolta un vero problema sanitario.
La qualità di un servizio non si misura soltanto nella prestazione erogata, ma anche nel percorso che il cittadino compie per ottenerla.
Forse ogni tanto sarebbe utile osservare la sanità dalla prospettiva di una sedia in sala d’attesa anziché da quella di una scrivania. Magari provare a guardare le persone prima degli indicatori.
Non per cercare responsabili.
Per capire meglio cosa vivono ogni giorno i pazienti.
Con rispetto,
Regola n. 27
«La realtà ha il brutto vizio di ignorare le tifoserie.»

venerdì 26 Giugno 2026 alle 07:04
Giusto !!
venerdì 26 Giugno 2026 alle 16:15
Facciamoci sentire ovunque !!!
venerdì 26 Giugno 2026 alle 16:21
Purtroppo non c’è peggior sordo di chi non sente (mio caro edicolante incluso)