per Maranza e Giovani Vecchietti

Lezione 10: Come riconoscere un vecchio nerd in libertà

Sul pianeta Bordonchio il vecchio nerd osserva il mare, i ghiaccioli resistono eroicamente e il ventilatore 2 resta pronto a muovere. Le PEC sono partite. Per oggi i danni sembrano sufficienti.


Dopo aver studiato modem rumorosi, floppy disk, netiquette, mailing list, hard disk da 20 MB e il significato quasi religioso del comando Ctrl+S, siamo finalmente pronti ad affrontare uno degli argomenti più complessi dell’intero corso.

Il riconoscimento del vecchio nerd in ambiente naturale.

Un tempo era facile.

Il nerd si distingueva immediatamente dalla popolazione circostante. Indossava magliette con scritte incomprensibili tipo “Intel Inside” o con strani pinguini, possedeva cassetti pieni di componenti elettronici che nemmeno la NASA e trascorreva il sabato pomeriggio a discutere animatamente sulle differenze tra processori, sistemi operativi e schede video. Davanti a un tazzone di caffè lungo.

Oggi la specie si è evoluta.

Ha imparato a mimetizzarsi.

A prima vista appare come un normale pensionato che passeggia tranquillamente sul lungomare spingendo – magari – il deambulatore, prende il caffè al bar con allegato un bicchiere di acqua gasata fresca o aspetta il proprio turno in farmacia. Ma basta osservarlo con attenzione per cogliere alcuni segnali inequivocabili.

Per esempio, il vecchio nerd non getta mai via un cavo.

Mai.

Non importa che appartenga a un dispositivo scomparso dalla circolazione quando ancora esistevano le cabine telefoniche. Lui lo conserva.

Quando gli viene chiesto perché, risponde invariabilmente:
«Non si sa mai.»

Gli studiosi stanno ancora cercando di capire cosa possa accadere di così straordinario da rendere indispensabile un adattatore seriale recuperato nel 1998. Il vecchio nerd, però, non ha dubbi. Prima o poi servirà. E le cronache raccontano che, incredibilmente, ogni tanto ha pure ragione.

Un altro elemento distintivo è il rapporto con gli errori informatici.

La maggior parte delle persone, davanti a un messaggio incomprensibile sullo schermo, prova scoraggiamento.

Il vecchio nerd prova curiosità.

Non vuole eliminare il problema.

Vuole capire perché esiste.

Spesso viene osservato mentre legge attentamente schermate che chiunque altro chiuderebbe dopo mezzo secondo. Alcuni esemplari particolarmente esperti arrivano perfino a leggere i file di log per puro interesse personale.

Ma il segnale più evidente emerge quando sente pronunciare la frase:

«Una volta era meglio.»

In quel momento il vecchio nerd si irrigidisce.

Perché sa che nella maggior parte dei casi non era affatto meglio.

Era semplicemente più complicato.

Ricorda perfettamente computer che si bloccavano, stampanti capricciose, backup su floppy, modem che occupavano la linea telefonica di casa e aggiornamenti che richiedevano più pazienza che competenza.

Eppure, nonostante tutto, conserva per quell’epoca una forma di affetto difficile da spiegare.

Forse perché ogni problema risolto lasciava la sensazione di aver imparato qualcosa.

O forse perché sopravvivere a Windows, DOS, driver, configurazioni manuali e connessioni a 56K sviluppava una certa resistenza psicologica.

Infine esiste il test definitivo.

Mostrate al soggetto una fotografia di un floppy disk da 3,5 pollici.

Se domanda cosa sia, non avete davanti un vecchio nerd.

Se sorride, è sospetto.

Se racconta che con quello ci ha scritto la tesi, conservato il bilancio aziendale e salvato il mondo almeno tre volte, avete identificato un esemplare adulto.

Se aggiunge che possiede ancora il lettore funzionante in qualche cassetto di casa, non avete trovato un vecchio nerd.

Avete trovato un veterano.

E a quel punto la cosa più prudente da fare è offrirgli un caffè e lasciarlo raccontare.

Probabilmente vi parlerà di computer con meno memoria di una moderna pubblicità online.

E, stranamente, vi accorgerete che la storia è molto più interessante di quanto sembri.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 37

«Se non riesci a spiegare una cosa davanti a una piadina, forse non l'hai capita davvero.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.