questa volta non è il vicino

Qualche giorno fa mi è capitata sotto gli occhi una notizia curiosa. Pare che sempre più persone, durante una crisi di coppia o un divorzio, chiedano consiglio all’intelligenza artificiale.
Confesso che la prima reazione è stata un sorriso.
Non perché trovi la cosa assurda.
Perché, nella vita, di relazioni finite ne ho viste abbastanza da diffidare cordialmente di chiunque sostenga di aver capito come funzionano.
Compresi gli esperti.
E, naturalmente, comprese le intelligenze artificiali.
Immagino una scena qualsiasi su una spiaggia della Riviera.
Due persone sotto lo stesso ombrellone.
Parlano poco.
Lui guarda il mare.
Lei prende il telefono.
Per un attimo penso che stia scrivendo a un’amica.
Invece no.
Sta chiedendo consiglio a un chatbot.
Mi sono domandato se sia davvero così strano.
In fondo una macchina non interrompe, non alza la voce, non sbatte la porta e, soprattutto, non giudica.
Ha una pazienza infinita.
Può aiutarti a mettere ordine nei pensieri, a trovare parole meno aggressive, perfino a farti notare che forse esiste anche un altro punto di vista.
Tutto questo mi sembra utile.
Poi, però, arriva il vecchio informatico che ogni tanto prende ancora il sopravvento.
C’è un dettaglio che continua a girarmi in testa.
L’intelligenza artificiale conosce una sola versione della storia.
E non è colpa sua. È l’unica versione che conosce. La tua.
Le racconti ciò che è successo, come lo hai vissuto, cosa hai provato.
Ma l’altra persona?
Non parla.
Non corregge.
Non aggiunge dettagli.
Non dice: «Aspetta, le cose sono andate diversamente.»
E allora mi viene un dubbio.
Forse il problema non è l’intelligenza artificiale.
Forse il problema è qualunque consigliere che ascolti una sola campana e si senta già pronto a distribuire sentenze.
In fondo il grande Eduardo De Filippo fa dire ad Antonio Barracano:
«Le campane sono sempre due, e io sono abituato di sentirle suonare insieme.
Una campana sola suona per i morti:
Io so’ vivo.»
Vale per un chatbot.
Vale per l’amico del bar.
Vale perfino per certi esperti.
Le relazioni umane hanno una cattiva abitudine: sono complicate.
Molto più complicate di quanto vorremmo.
Se c’è una cosa che gli anni mi hanno insegnato è proprio questa.
Le ricette universali funzionano benissimo nei libri di cucina.
Molto meno nei matrimoni.
Forse, allora, il vero valore di uno strumento come l’intelligenza artificiale non è dirci chi abbia ragione.
Anzi.
Mi piacerebbe che, qualche volta, rispondesse semplicemente:
«Per come me l’hai raccontata, posso aiutarti a riflettere. Ma mi manca la versione dell’altra persona.»
Se un giorno un’intelligenza artificiale mi rispondesse così, probabilmente mi fiderei un po’ di più.
Non perché sarebbe più intelligente.
Perché avrebbe imparato una delle cose più difficili per gli esseri umani:
sapere di non sapere abbastanza.
Teorema dell'Espansione dei Gruppi WhatsApp
«La lunghezza di una discussione è inversamente proporzionale alla sua importanza pratica.
Corollario: La probabilità che qualcuno scriva "Scusate, ma quindi dove ci troviamo?" tende a 1.»

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