… non si vede?

Fino all’altro ieri non sapevo nemmeno che in Parlamento sedesse una deputata che si chiama Matilde Siracusano. Figuratevi se sapessi come si veste.
Poi ieri mattina, in TV, ho scoperto che in una foto della Siracusano, grazie agli strumenti dell’intelligenza artificiale, è stata fatta sparire la maglietta che indossava, sostituita da un’abbondante scollatura. Roberto Vannacci, che dice di averla trovata in un blog, l’ha rilanciata sui suoi social.
Apriti cielo!
È bastato poco ed è arrivata la proposta di limitare l’uso di volti e voci modificati dall’IA nelle campagne elettorali.
Ora, almeno per quello che ricordo io, la satira politica è sempre esistita. Forse in qualche grotta c’è un graffito del capo che inciampa durante la caccia. E vogliamo parlare delle scritte ritrovate a Pompei? «I ladruncoli chiedono di fare Vatia edile» (Vatiam aedilem furunculi rogant).
E poi le vignette: nasi enormi, orecchie deformate, corpo piccolissimo.
Poi è arrivata la fotografia, i computer, Photoshop, i meme e compagnia bella. Nessuno si è mai scandalizzato, nessuno ha mai pensato: guarda che nasone lungo. La deformazione della vittima di turno faceva parte del linguaggio, anche di quello politico.
E infine è arrivata l’intelligenza artificiale e ha cambiato le carte in tavola.
Ora non c’è più bisogno di andare di notte con la matita per disegnare i baffoni alla Stalin e le corna sul manifesto elettorale di Peppone (Don Camillo docet). Basta prendere la foto di Peppone e chiedere a Pixel di aggiungere baffi alla Stalin e corna da diavolo e il gioco è fatto. La modifica potrebbe non essere riconoscibile e, se togliessimo le corna alla Don Camillo, il nostro cervello potrebbe tranquillamente riconoscerla come una fotografia vera.
Qui si sfiora il paradosso. La frase «niente volti o voci modificati con l’IA in politica» inizia a perdere di significato.
Potrei chiedere a Pixel di modificare la foto del mio manifesto elettorale rendendomi più figo. Sarebbe vietato? E se, invece, lo facessi fare da un grafico con Photoshop sarebbe permesso?
Se chiedo all’intelligenza artificiale di prendere il video di un discorso elettorale di un avversario politico e tagliarlo in modo da fargli dire tutt’altro sarebbe vietato? E se lo facessi io con un programma di video editing sarebbe permesso?
In ogni caso il problema non è lo strumento utilizzato, ma quello che il contenuto pretende di essere. E una foto fotoshoppata o un video modificato potrebbero essere due cose completamente diverse: semplice satira politica oppure qualcosa che, intenzionalmente o no, finisce per presentare come vero ciò che non è mai successo.
Invece di sparare sentenze e proporre immediate soluzioni accusando gli strumenti utilizzati – intelligenza artificiale, Photoshop, programmi di editing, eccetera – dovremmo preoccuparci dell’uso che ne facciamo e di come presentiamo il risultato: vero, falso, satirico, modificato. Se chiedo a Pixel di modificare una mia foto migliorando la luminosità ed eliminando oggetti e persone dallo sfondo sto creando un falso? E se taglio, smonto e rimonto un video vero senza usare l’intelligenza artificiale posso ingannare senza modificare un solo fotogramma: eliminando “solo” quelli inutili e spostando opportunamente gli altri.
Secondo me il nocciolo della questione non è sapere o non sapere con quale strumento è stata costruita un’immagine, ma poter capire che cosa stiamo guardando.
Questa foto è vera.
… si vede?
Teorema dell'Espansione dei Gruppi WhatsApp
«La lunghezza di una discussione è inversamente proporzionale alla sua importanza pratica.
Corollario: La probabilità che qualcuno scriva "Scusate, ma quindi dove ci troviamo?" tende a 1.»

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