Genitori, molto meno.

“Buongiornissimo, caffè?” Una volta, quand’ero piccolo – sì, sono stato piccolo anch’io – venivo svegliato dalle preghiere di mia nonna e poi, da adolescente, dalle campane del Santuario. Oggi invece arriva l’immancabile notifica su WhatsApp.
Ci sta, partecipo anch’io a diversi gruppi. Quelli a cui partecipano sono quasi tutti discreti. Poche notifiche al giorno. Forse gli amministratori sanno o hanno capito che io alla quinta notifica in una giornata silenzio il gruppo. Ma, da quello che ho capito, sono molte (moltissime?) le persone, anche della mia età, che non riescono a stare più di dieci minuti senza girare a gruppi, amici, parenti, conoscenti e sconosciuti immagini di tazzine glitterate, video di gattini e gli immancabili necrologi.
E poi, ieri sera, leggo la notizia che Meta introdurrà il Parental Control di WhatsApp anche in Italia. In soldoni i genitori potranno scegliere le impostazioni e la privacy per i loro figli. Per modificare le impostazioni sarà necessario inserire un PIN. Naturalmente le chiamate e i messaggi fra i ragazzi resteranno privati e crittografati. Ci mancherebbe.
Ho sorriso.
Sorriso che è diventato una smorfia quando un mio contatto, non ricordo quando l’ho inserito e perché, mi ha fatto sapere che un certo supermercato aveva un’offerta speciale sulle bistecche vegane. Ora, con tutto il rispetto per chi ha scelto di non mangiare carne, il termine bistecca vegana mi fa drizzare i capelli.
Ma più che la bistecca vegana quello che mi ha fatto riflettere è stato l’uso che noi over 18 facciamo dei social e il famigerato Parental Control. Sembra quasi che il giorno del diciottesimo compleanno succeda qualcosa di straordinario. Fino al giorno prima, secondo qualcuno, bastava un PIN per impedirti di fare qualche cazzata. Come se i genitori di cazzate non ne avessero mai fatte.
Il giorno dopo diventi maggiorenne e, quasi per miracolo, puoi passare quante ore vuoi a mandare buongiornissimi, necrologi, offerte del supermercato e bistecche che bistecche non sono.
Naturalmente non voglio giudicare nessuno per i suoi gusti. Ognuno è libero di amare quello che gli pare. I gattini per esempio, io ne ho due e li ho anche imposti come personaggi di alcune immagini qui. Liberissimi di voler sapere chi è morto e quando sarà sepolto. Informarsi sulle offerte del supermercato, di questi tempi, forse è indispensabile. Essere fanatici del cibo vegano non è assolutamente un peccato.
Per me è peccato, forse grave, la necessità di esserci continuamente. La necessità di controllare, il bisogno di inoltrare, l’obbligo di rispondere (si dovesse offendere…), la voglia di notificare a tutti gli altri: “sono vivo, esisto”.
A discolpa di quelli a cui vogliamo applicare il Parental Control c’è il fatto che loro sono nati praticamente con uno smartphone in mano. Noi, invece, dovremmo ricordare molto bene quando bevevamo un aperitivo senza fotografarlo, quando riuscivamo a stare ore senza guardare uno schermo. Quando sapevamo che dal macellaio c’erano le bistecche semplicemente andando da Don Giovanni il macellaio.
Allora non c’erano certi strumenti utilissimi.
E, soprattutto, non c’era bisogno che il genitore, a tavola, dicesse al figlio: «Mettilo via ogni tanto, quel telefono.»
con un messaggio WhatsApp
Regola n. 31
«Quando l'intelligenza artificiale dice una sciocchezza, controlla. Quando dice una cosa intelligente, controlla due volte.»

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