Ma commentare serve davvero?

Fogli e avvisi affissi con lo scotch su un vecchio muro, con la scritta a pennarello «mah…».
Immagine generata con intelligenza artificiale.


Sì, certamente!

E, in dieci parole, avrei potuto scrivere la parola «Fine.»

No, vabbuò. Ma poiché siete riusciti a leggere fino a questo punto, magari sarà il caso di spendere qualche altra parola, cercando di non essere troppo lungo.

Vedete, quando scrivo qualcosa, di solito parto da una notizia, magari assurda, a volte di tecnologia, a volte di costume. A volte sono delle stupidaggini, altre volte una battuta pescata in una conversazione. Poi inizio a documentarmi, a riflettere e, infine, a scrivere.

Insomma faccio una specie di lavoro. Una specie di lavoro che poi è diventato un piacere.

Quando pubblico qualcosa succede una cosa abbastanza strana: so, più o meno, quante persone sono passate, quante hanno aperto una pagina, magari perfino da dove sono arrivate. Numeri, grafici, statistiche.

Ma non so cosa ne pensano.

Ed è una differenza mica da poco.

Un blog non è un giornale appeso al muro.

Almeno, questo non vorrebbe esserlo. Se e quando qualcuno legge, potrebbe venirgli in mente qualcosa.

Non serve scrivere un trattato. Non bisogna essere d’accordo. Anzi, spesso un «secondo me hai detto una cazzata» — magari spiegando anche perché — è molto più utile di cento visite silenziose.

Un commento aggiunge un pezzo che nell’articolo non c’era.

E qui, secondo me, c’è anche una differenza importante fra un blog e un social.

Sui social tutto corre. Si mette un like, una faccina, magari si scrivono due righe e, dopo qualche ora o qualche giorno, quel post è già stato spinto in fondo da altre cento cose. Il commento vive soprattutto in quel momento.

In un blog è diverso.

Il commento rimane lì, insieme all’articolo.

È lì che un blog smette di essere una raccolta di pagine e potrebbe diventare una piccola comunità.

Poi, naturalmente, si può anche leggere e andar via in silenzio. Non ho messo il casello all’uscita.

Ma se una cosa vi ha fatto ridere, incazzare, pensare, ricordare qualcosa o semplicemente esclamare «mah…», scrivetelo.

Anche solo quel mah.

Perché posso vedere che siete passati.

Se commentate, so che vi siete fermati.


Una piccola nota sui commenti

Tutti i commenti vengono approvati prima della pubblicazione. Non è censura: opinioni diverse, critiche e anche un «hai detto una cazzata» sono assolutamente benvenuti.

È semplicemente il modo più efficace che ho per tenere fuori spam, pubblicità e altre porcherie.

Ci sono poi alcuni controlli automatici: più di un link blocca il commento e una lista di parole fa da ulteriore filtro.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 7

«Ogni discussione migliora del 20% con una piadina e del 40% con un bicchiere di Sangiovese.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.