Altrimenti ci mettevi un muro.

Fate un giro per casa vostra. Avete stanze delimitate da muri, con le finestre e le porte. Bene, le finestre hanno il loro scopo: consentono di fare entrare o meno l’aria, la luce.
Le porte e i muri, invece, fanno quasi lo stesso lavoro: separare. O in camera o in corridoio. Dentro o fuori. Ma con una piccola differenza.
Con la porta puoi decidere. Esco, entro, ci passo davanti e non faccio nulla.
Il muro è diverso. Non passi.
La porta fa passare. Il muro no.
Chi ha un gatto, magari due come me, conosce benissimo il “fenomeno porta”. Io lo sperimento quasi ogni mattina quando mi sveglio. Mi alzo, mi trascino in bagno e lì c’è Sugar addormentato ovunque abbia deciso: piano del lavello, piatto della doccia, cesto dei panni da lavare.
Appena sente chiudere la porta si sveglia, si stiracchia e, rivolgendosi all’uscio: «Miao». Io cerco di fare quello che devo, ma appena apro l’acqua per lavarmi le mani e la faccia: «MIAOOOO!». Alla fine apro la porta e lui, il maledetto, si stende sulla soglia e mi guarda con un’aria che sembra dirmi: «E ci voleva tanto?».
Non voleva andare da nessuna parte, lui voleva solo poterci andare.
Differenza enorme. Una porta non ti obbliga ad attraversarla.
La porta di un negozio non ti obbliga a comprare qualcosa.
Quella della biblioteca non ti impone di leggere.
Il portone della scuola non ti costringe a studiare.
Una porta aperta su qualcosa di sconosciuto non ti chiede di apprezzarlo.
Le porte permettono di entrare. Ma anche di uscire, se vuoi.
Anche le porte di emergenza funzionano così. Permettono solo di uscire. Ma se qualcuno le ha bloccate sono solo un muro con sopra un bel cartello verde.
Un muro…
Di muri potremmo parlare all’infinito. Quelli veri — pietre, mattoni, cemento, cartongesso, legno, filo spinato — li conosciamo e li riconosciamo subito.
Ma ci sono muri che non riusciamo a riconoscere come barriere.
«Abbiamo sempre fatto così.»
«Io alla tua età…»
«Sei troppo giovane.»
«Questa roba non fa per me, non voglio nemmeno sentirne parlare.»
Muri che al posto dei mattoni hanno la paura, magari tenuti insieme dai pregiudizi.
Muri costruiti in una lingua che qualcuno non capisce, con una tecnologia che dovrebbe aiutare tutti e finisce per lasciare qualcuno fuori.
E muri, regole, costruiti per mettere ordine e talmente complicati da diventare un labirinto.
Ultimi, ma non per ultimi, quelli costruiti con le migliori intenzioni: «Lo faccio per proteggerti.» «È per la tua sicurezza.» «Lascia stare.» «Faccio io.»
Chi è dentro quei muri sarà anche protetto.
Il problema è che forse non può più uscire.
Naturalmente non sempre le porte devono essere spalancate. Quando andiamo a letto chiudiamo a chiave la porta d’ingresso. Con la porta chiusa possiamo decidere chi far entrare. Possiamo decidere se e quando uscire.
La porta resta una porta.
Il problema, forse, è quando decidiamo di restare “nel nostro”, che fuori dalla porta non c’è nulla e nessuno che valga la pena di conoscere. Quando la serratura non ci basta più e iniziamo a mettere mattoni.
Abbiamo costruito un muro.
Forse dovremmo imparare qualcosa da Sugar. Non è obbligatorio attraversare tutte le porte. Possiamo guardare dall’altra parte, scoprire che fuori c’è qualcosa di nuovo e decidere che non ci interessa. Un’opinione ascoltata non ci obbliga a essere d’accordo. Una strada nuova non ci obbliga a percorrerla.
Basta che ci sia.
Una porta aperta non ti obbliga.
Ti lascia scegliere.
Un muro sceglie per te.
Regola n. 14
«Quando qualcuno dice "gli esperti affermano", chiedi quali.»

mercoledì 2 Settembre 2026 alle 07:48
Meraviglioso questo scritto, tutto vero… dovremmo imparare da Sugar
mercoledì 2 Settembre 2026 alle 23:03
Non so se è la più bella che hai scritto. Di sicuro è la più giusta.