Capire o farsi capire?

Conferenza con relatore e presentazione su governance, territori ed eccellenze
Immagine generata con intelligenza artificiale.


Fra le notizie che compaiono in giro sul web, una mi ha prima fatto sorridere e poi preoccupare. Secondo il programma elettorale qualcuno vorrebbe portare dal livello B1 al livello C1 la conoscenza della lingua italiana per chi vuole ottenere la cittadinanza.

Da B1 a C1?

Nel calcio, sport nazionale, sarebbe una retrocessione e, invece, nel salto in alto significa alzare l’asticella.

Alzarla fino a dove? E, poi, scusate, siamo sicuri che tutti quelli che hanno già la cittadinanza riuscirebbero a superarla?

Per non fare la figura dei tanti che sparano sentenze a casaccio, mi sono documentato prima. Il Quadro Comune Europeo per le competenze linguistiche prevede tre livelli: A, livello base; B, livello di autonomia e C, livello di padronanza. Ogni livello, poi, ha due sottolivelli, da A1 (Contatto/Principiante) per arrivare fino al massimo, il C2 (Padronanza/Ottimale).

Il livello C1, quindi, è il penultimo gradino di una scala, subito prima di arrivare al massimo. Insomma, roba da maneggiare l’italiano con parecchia disinvoltura.

Non parliamo di un test a risposta multipla dove basta azzeccare la crocetta sulla casella giusta. Per ottenere la certificazione di livello C1 bisogna dimostrare di capire un’ampia gamma di testi lunghi e complessi ed esprimersi in modo fluido e spontaneo.

Ma senza impelagarci in livelli, classifiche e voti, proviamo un piccolo esperimento con una poesia di Alessandro Manzoni, Il Natale, che si studia alle superiori (almeno si studiava alla mia epoca).

«Qual masso che dal vertice di lunga erta montana, abbandonato all’impeto di rumorosa frana, per lo scheggiato calle precipitando a valle, batte sul fondo e sta;»

Adesso leggetelo, ditemi cosa avete capito, e riscrivetelo a parole vostre. Senza andare in rete a trovare la soluzione e senza chiedere lumi all’intelligenza artificiale.

Sono quasi sicuro che nessuno se la troverebbe davanti a una vera prova del livello C1 ma, sono sincero: se devo spiegarlo a parole mie ho qualche difficoltà.

La mia cittadinanza italiana vacilla solo per questo?

Ieri, mentre ascoltavo musica jazz (la adoro), mi sono ricordato di un gioco degli anni ottanta, il Tubolario della Politica e ho provato a riprodurlo con più o meno cinquecento righe in PHP.

Niente di trascendentale, niente intelligenza artificiale, niente chiamate strane. Mi verrebbe da dire quasi banale. Un concetto semplicissimo: una serie di blocchi — premessa, soggetto, verbo, oggetto, specificazione, conclusione — ciascuno pescato a caso da un proprio elenco e poi assemblato in sequenza.
Se volete provarlo, a vostro rischio e pericolo, eccolo qui

Era nato il mio personale L(P)LM™, il Large (Para…) Language Model: un sistema capace di assemblare pezzi di frase scelti a caso e ottenere qualcosa di impeccabile nella forma, rassicurante nel tono e dalla quale diventa difficilissimo ricavare che cosa qualcuno abbia intenzione di fare davvero.

Dopo un centinaio di test perfettamente riusciti sono venute fuori anche delle perle mica da ridere:

«La governance multilivello favorisce una risposta strutturale, in una logica di sistema, senza perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo, traducendo gli obiettivi in azioni concrete.»

Oppure

«Il tessuto economico e sociale supporta un percorso di transizione, sulla base delle evidenze disponibili, nel pieno rispetto delle prerogative istituzionali, promuovendo una cultura della collaborazione.»

Grammaticalmente ineccepibili e perfettamente plausibili. Ma con un piccolo difetto.

Resta da stabilire cosa cavoli significhino.

Sono andato avanti e, per curiosità, ho sottoposto la prima frase a Gemini (Madame AI come la chiama mio fratello Pino), chiedendole di spiegare in parole semplici che cosa affermasse concretamente, quali informazioni verificabili contenesse e quanto permettesse di capire chi avrebbe fatto cosa, come, quando e con quali risultati.

Madame AI è stata piuttosto impietosa: ha riconosciuto un generico invito al coordinamento fra diversi livelli di governo, ma non ha trovato informazioni verificabili. Non si sa chi debba agire, quale problema debba essere risolto, quali siano gli obiettivi, quali azioni concrete si intendano intraprendere, quando e con quali risultati misurabili. Voto alla chiarezza informativa: 2 su 10.

Madame AI è stata, secondo me, di manica larga. Eppure, se andate a scorrere le trascrizioni degli interventi al nostro parlamento, di frasi che sembrano generate con il mio L(P)LM™ ne trovate parecchie non dico uguali ma simili.

Se ben ricordo una lingua non serve solo a ribadire la propria cittadinanza, l’appartenenza morale e fisica a una nazione. Serve anche a vivere insieme, comunicare, conoscere diritti e doveri, partecipare alla vita della comunità.

E una lingua è bidirezionale. C’è qualcuno che deve capire e qualcuno che dovrebbe farsi capire.

Vogliamo fare una legge per stabilire il livello di conoscenza della lingua per chi arriva? Bene, facciamolo pure. Ma sarebbe il caso di usare lo stesso metro per la politica, le istituzioni e per tutti quelli che esercitano una funzione pubblica.

Lì non servirebbe un esame. Basterebbe una domandina semplice:

«Bene. Adesso ci dica che cosa voleva dire.»


Le Regole di Speranza-1

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