Cronache, idee e dialoghi da un giardino di Bordonchio.

giovedì 5 Novembre 2026 13:18 06:21 06:52 16:55 17:25 Luna Calante

Se fossi in te…

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ma non sei me!

Sei versioni della stessa persona, di età e atteggiamenti diversi, siedono attorno a un tavolo e discutono. In primo piano, una poltrona vuota, girata e scostata dal tavolo, sembra raccontare un abbandono improvviso della riunione.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.


Quando vivo un problema, e credetemi di problemi ne vivo anch’io, e ne parlo con altri, scappa fuori, quasi sempre, la fatidica frase «Se fossi in te…». A essere sincero a volte sono proprio io a provocare con un bel “Ma se tu fossi in me?”

Ora non voglio mettermi in cattedra e fare il professore di italiano, ma la frase se fossi in te mi pare sia proprio un periodo ipotetico del terzo grado o dell’irrealtà. Pinone forse direbbe che inizia con una protasi, e che la frase è grammaticalmente corretta ma impossibile nella realtà.

Eppure…

Quante volte, nei talk show, sentiamo il conduttore chiedere all’esperto di turno «Se lei fosse al posto di Tizio (dove Tizio può essere un personaggio più o meno noto) cosa farebbe?»

La mia risposta la autocensuro.

Per un motivo molto semplice, perché io non sono Tizio e la mia risposta potrebbe contenere le mie valutazioni su quello che proprio quel personaggio ha fatto o detto in precedenza. Una cosa è parlare di persone con le quali convivo da venti, venticinque o trent’anni; persone che conosco da una vita. Un’altra è mettersi nei panni di chi conosco solo per sentito dire.

Non sto dicendo che conoscere una persona, averci convissuto per tanti anni, significhi sapere esattamente cosa stia provando, cosa stia pensando in quel preciso momento della sua vita. Ma, almeno, è un poco meglio – poco, badate – che pretendere di conoscere il comportamento di qualcuno che abbiamo soltanto studiato e analizzato, al quale magari abbiamo stretto la mano un paio di volte.

E, poi, consentitemi di dire che la frase incriminata può essere interpretata in due modi diversi. Può essere una frase premurosa che mi consiglia di andare dal dentista perché mi fa male un dente. Ma potrebbe anche essere una frase “presuntuosa” che mi consiglia un atteggiamento più vicino a come chi la pronuncia vorrebbe che mi comportassi.

E lo stesso vale quando usiamo la frase “ma se tu fossi in me…”. Stiamo cercando un consiglio disinteressato oppure, come spesso accade, un modo per essere benvoluti dall’interlocutore? Insomma un modo elegante per dire “ok, facciamo come dici tu. Poi se succede un casino sarà colpa tua”.

Gli esempi potrebbero essere migliaia. Forse di più.

Ma forse il punto non è questo.

Perché in una società civile e democratica accettiamo che qualcuno prenda decisioni che riguardano anche noi. È una necessità della convivenza, non un’autorizzazione a pensare al nostro posto. Ma chi decide per gli altri si domanda mai che cosa provino, che cosa desiderino, di che cosa abbiano bisogno? E soprattutto, quanto può decidere della loro libertà?

Ma forse mi sono spinto un poco oltre…

Forse il ragionamento è molto più semplice di quello che mi sembrava all’inizio. Non è una contrapposizione, è un tentativo di convivere senza rischiare di ammazzarci l’un l’altro. Chiamatela empatia, se proprio volete. Chiamatela consapevolezza di non avere idea di ciò che gli altri provano. E, se proprio vogliamo essere pignoli, sappiamo sempre ed esattamente cosa proviamo noi?

Perché la vita, quel maledetto attimo fatto di bellissime sorprese, ci riserva sempre nuove sfide, nuove domande. E ora me ne viene una:

«Se io fossi me?»

Le Regole di Speranza-1

Regola n. 178

«Un personaggio storico può aiutarci a capire il presente. Purché non gli facciamo dire quello che ci farebbe comodo.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.
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