Premessa

Ci sono momenti in cui scrivere diventa un esercizio quasi fuori luogo. Non perché manchino le parole, ma perché il rumore di fondo è forte, troppo forte, dolorosamente forte.

Questo inizio d’anno è stato attraversato da venti di guerra che hanno occupato spazio, pensieri, conversazioni. Un’attenzione collettiva risucchiata altrove, dove le notizie non hanno bisogno di ironia per essere pesanti, per far pensare. E così, nel silenzio, anche le cose che normalmente avrebbero acceso una riflessione – magari persino un sorriso – sono rimaste lì, in sospeso.

Poi però succede che una notizia apparentemente tecnica, quasi marginale, riapra uno spiraglio.
E ti ricordi che anche nelle pieghe della tecnologia si muovono equilibri, paure, piccoli atti di indipendenza. E scenari dove si può insidiare un pò di sana ironia.

Ed è da lì che vale la pena ripartire.

In informatica la Francia cambia rotta!

C’è qualcosa di profondamente francese – nel senso migliore e peggiore del termine – nel modo in cui la Francia ha deciso di affrontare la questione della sovranità digitale: non una riunione, non un tavolo tecnico, non un documento di 300 pagine.

No. Un gesto. Un semplice gesto del tipo: “Sapete che c’è? Da domani, meno Microsoft Windows e più Linux. E arrangiatevi.”

Ora, detta così sembra una scelta tecnica. In realtà, IMHO (per i non informatici “In My Honest Opinion” ovvero “secondo me”) sembra tanto una dichiarazione politica travestita da aggiornamento di sistema.

Perché mentre l’Europa discute, media, consulta, redige linee guida e poi apre una consultazione pubblica sulle linee guida appena redatte… dall’altra parte dell’Atlantico qualcuno twitta a raffica (metafora infelice, lo ammetto, ma purtroppo rende l’idea).
E quando a twittare è Donald Trump, di solito non è per chiedere se LibreOffice sia compatibile con i file .docx.

Negli ultimi tempi, tra dazi minacciati, muscoli geopolitici e quella sottile idea che il mondo sia un grande Monopoli con sede a Washington, il messaggio è arrivato anche qui: dipendere troppo da qualcun altro, prima o poi, presenta il conto.

E così la Francia fa la cosa più francese possibile: si stacca. Con eleganza, ovviamente. Ma si stacca.

Via i software americani dalla pubblica amministrazione, dentro soluzioni europee o, meglio ancora, nazionali. Nascono piattaforme come “LaSuite” e “Visio”, che suonano già come ministeri anche quando sono semplici programmi.

È un po’ come dire: “Se dobbiamo avere problemi tecnici, vogliamo che almeno siano problemi nostri.”
E onestamente, è difficile darle torto.

Per anni abbiamo affidato tutto – email, documenti, riunioni, perfino le bozze dei nostri pensieri – a infrastrutture che stanno altrove. Altrove: geograficamente, giuridicamente, culturalmente. E, perché no, politicamente.

Abbiamo costruito la nostra quotidianità digitale sopra fondamenta che non controlliamo, usando strumenti che non possediamo davvero. Un po’ come vivere in affitto… ma senza sapere chi è il proprietario.

Poi basta una dichiarazione sopra le righe, una tensione commerciale, una decisione presa a migliaia di chilometri di distanza, e improvvisamente quella comodità cambia nome: dipendenza.

La Francia, con il suo solito tempismo teatrale, prova a cambiare copione.

Certo, la transizione a Linux nella pubblica amministrazione promette momenti di puro realismo magico: impiegati che cercano il tasto “Start” come se fosse un diritto costituzionale, file che cambiano formato come opinione politica, riunioni su “Visio” che partono senza audio ma con grande dignità repubblicana.

Ma il punto non è se funzionerà tutto perfettamente. Il punto è che, per la prima volta da un po’, qualcuno in Europa sembra dire: “Forse il problema non è quale software usiamo, ma chi decide come lo usiamo.”

E qui la faccenda smette di essere tecnica e diventa culturale. Perché la sovranità digitale non è avere un sistema operativo diverso.

È avere la possibilità di scegliere, davvero. Anche quando scegliere è scomodo.

Anche di sbagliare, certo. Soprattutto di sbagliare.

Nel frattempo, noi osserviamo. Con quella tipica espressione europea a metà tra l’interessato e il prudentemente scettico.

Magari tra qualche anno useremo tutti piattaforme europee, parleremo di cloud sovrano e guarderemo alle Big Tech americane con lo stesso affetto con cui oggi guardiamo i vecchi Nokia.

Oppure torneremo tutti, silenziosamente, a cliccare “Accetto” su qualche aggiornamento made in USA.

Nel dubbio, la Francia ha già scelto.

E se proprio deve riavviare il sistema, preferisce farlo in francese.

E possibilmente senza chiedere il permesso.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 61

«Se chiedi a un consulente "sì o no", preparati a ricevere un seminario. La risposta arriverà alla slide 37.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.