Ragazzi, stamattina ho fatto una cosa rivoluzionaria: ho aperto la finestra.
Non prima, però, di aver consultato l’app del meteo. Diceva: nuvoloso.
E fuori, fuori c’era il sole.

Ora, in un mondo semplice, uno direbbe: “Che bella giornata.” Io invece ho pensato: “Vedrai che tra poco cambia.” Perché se lo dice lo smartphone, un motivo ci sarà. Il cielo, evidentemente, non ha ancora fatto l’aggiornamento.

Abbiamo sviluppato un rapporto di fiducia quasi mistico con le app del meteo. Non vogliamo sapere che tempo fa. Vogliamo la percentuale. Non basta “forse piove”. Serve il 70%. Oppure il 40%. O meglio, guardando l’agenda, il 12% tra le 15:00 e le 17:00.

Il cielo, poveretto, continua a fare il cielo: nuvole che passano, vento che gira, sole che spunta senza chiedere autorizzazioni. Noi invece scorriamo verso il basso per aggiornare.
Aggiornare l’atmosfera!
C’è qualcosa di teneramente comico in tutto questo.

Per secoli abbiamo osservato il cielo per capirlo. Oggi lo osserviamo per verificare se coincide con l’icona.
Se l’app dice sole e fuori diluvia, per un attimo dubitiamo dei nostri occhi. La realtà ha bisogno di conferma.

Ma il punto non è l’accuratezza delle previsioni.
Il punto è il bisogno di controllo.
La percentuale ci rassicura. L’imprevisto ci infastidisce.
Così organizziamo la vita in base alle notifiche: “Domenica 50% di pioggia? Rimandiamo.” “Sabato sole pieno? Viviamo.”

Come se l’esistenza fosse programmabile a medio termine. Con possibilità di rimborso in caso di temporale.

Il problema non è l’app del meteo. È che abbiamo cominciato a chiedere previsioni anche alla vita.

“Quanta probabilità c’è che vada bene?” “È previsto un miglioramento nelle relazioni?” “Possiamo spostare le emozioni a quando è sereno?” Ci siamo convinti che l’imprevisto sia un errore di sistema. Ma la vita, come il cielo, cambia senza notificare.

E allora facciamo un esperimento minimo, quasi sovversivo.
Domani mattina, prima di consultare l’app, guardiamo fuori.
Senza percentuali.
Senza icone.
Senza aggiornamenti.
Se piove, ce ne accorgeremo.
Se c’è il sole, pure.

Magari scopriremo che il mondo continua a funzionare anche senza il nostro bisogno di previsione. Perché non siamo diventati dipendenti dal meteo.
Siamo diventati allergici all’incertezza.

Continuiamo pure a usare le app, per carità. Sono comode. Sono utili. A volte perfino precise.
Ma ogni tanto alziamo gli occhi.
Non per controllare il cielo.
Per controllare noi.

Le nuvole passano.
Le notifiche restano.

E non è detto che sia un progresso.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 45

«Quando attraversi il metaverso, fallo a testa alta.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.