
C’è stato un tempo, fin dagli albori di questa nosta civiltà, in cui le guerre scoppiavano per motivi complessi: equilibri strategici, interessi economici, paura reciproca, ambizioni imperiali.
Poi è arrivato YouTube e adesso sembrano iniziare ogni martedì alle 18:30, fra una pubblicità di materassi e un tutorial su come pulire il filtro della lavatrice.
Negli ultimi tempi mi capita spesso di imbattermi in una formula affascinante: “la Trappola di Tucidide”.
Detta così sembra il nome di un thriller storico greco, invece è una teoria geopolitica vecchia di 2400 anni. Tucidide spiegava che la guerra fra Sparta e Atene diventò inevitabile quando la crescita di Atene provocò paura nella potenza dominante, Sparta.
Tradotto in termini moderni: quando una grande potenza emergente cresce troppo, quella già dominante inizia a preoccuparsi. E la paura, nella storia umana, raramente è stata una consigliera zen.
Oggi il parallelo più citato riguarda Stati Uniti e Cina.
Ed è qui che il vecchio Tucidide, probabilmente, aprirebbe un canale YouTube di analisi geopolitica… salvo andare in burnout dopo tre settimane.
Perché il problema non è solo la geopolitica.
È il modo in cui la raccontiamo.
Una volta l’analista internazionale era un signore pallido che parlava di “assetti multipolari” su riviste lette da dodici persone e un cane molto colto.
Oggi deve competere con thumbnail infuocate, mappe rosse lampeggianti e titoli tipo:
“È INIZIATO.”
“La NATO PREPARA LA RISPOSTA.”
“ULTIME ORE PER L’OCCIDENTE.”
Tu apri il video per capire se domani conviene comprare il gasolio o le zucchine e dopo quaranta secondi sembra che l’umanità stia compilando i moduli per l’Apocalisse.
Non parliamo poi di certi talk show televisivi. Esperti o sedicenti tali si affrontano a colpi di teorie catastrofiche dove la micidiale Trappola di Tucidide, citata fino al disgusto, c’entra come i cavoli a merenda.
Il punto è che l’algoritmo non premia la complessità.
Premia l’allarme.
Una frase come:
“La situazione internazionale presenta molte variabili e richiede prudenza interpretativa”
farà sempre meno clic di:
“MANCANO 72 ORE AL COLLASSO GLOBALE”.
E così la geopolitica diventa intrattenimento emotivo.
Non più analisi, ma suspense.
Non comprensione, ma adrenalina.
Naturalmente i problemi del mondo sono reali. Le guerre esistono davvero, le tensioni internazionali pure. Sarebbe sciocco negarlo. Ma esiste una differenza enorme fra informare e sceneggiare.
Perché se ogni giorno vivi immerso in video che annunciano il crollo imminente della civiltà occidentale, dopo un po’ succedono due cose: o vivi in ansia permanente oppure smetti completamente di reagire. È il destino di ogni allarmismo seriale: alla decima “fine definitiva dell’Europa”, la gente apre il frigorifero, prende il parmigiano e cambia canale.
Forse la vera Trappola di Tucidide del XXI secolo non è solo quella fra potenze mondiali.
È quella fra il nostro bisogno di capire il mondo e un algoritmo che guadagna molto di più se ci tiene spaventati.
Regola n. 33
«Un algoritmo non è un oracolo. È una calcolatrice con un buon ufficio marketing.»
