Una volta uscivo di casa e andavo in piazza senza sapere chi avrei incontrato. Oggi non devo nemmeno uscire: la piazza viene con me. Ma non è più la stessa piazza.
Gli algoritmi funzionano. Anche quello del gatto che alle quattro del mattino decide che devi alzarti. Il problema, forse, è capire per quale obiettivo sono stati progettati.
Un bombolone diventa virale e i turisti salgono sulle Dolomiti per fotografarlo. Il Sassolungo, nel frattempo, può aspettare.
Un watermark può riconoscere le tracce lasciate da un’intelligenza artificiale in un testo. Ma trovare un’impronta sulla scena significa davvero aver trovato l’autore?
Eduardo De Filippo lo aveva fatto dire a Barracano più di sessant’anni fa: l’ignoranza può diventare un titolo di rendita. Oggi, nell’epoca degli algoritmi e dell’economia dell’attenzione, quella frase suona sorprendentemente attuale.
L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare la medicina. Ma tra diagnosi perfette e algoritmi sempre più sofisticati, resta una domanda antica: che cosa cura davvero un medico, la malattia o il malato? Un dialogo ideale con Ippocrate per riflettere sul futuro della cura.
Un temporale annunciato che non arriva, un vecchio igrometro a capello che continua a raccontare il presente e una riflessione sul rischio di confondere le previsioni con la realtà. A volte osservare ciò che accade vale più di qualsiasi algoritmo.
Pietro Ispano insegnava anche a distinguere il necessario dal superfluo. Nell’epoca dello scroll infinito, forse dovremmo imparare anche a distinguere ciò che merita davvero la nostra attenzione.
I computer ragionano in bianco e nero. Gli esseri umani, molto meno. Un viaggio tra logica informatica e complessità della realtà, dove le sfumature continuano a sfuggire a qualsiasi algoritmo.
Le procedure aiutano a organizzare la sanità. Ma nessun modulo dovrebbe far dimenticare che, dall’altra parte della scrivania, c’è sempre una persona da curare.
Perché le cattive notizie attirano così tanto la nostra attenzione? Una riflessione sul modo in cui l’informazione seleziona ciò che racconta e su quanto questo influenzi il nostro sguardo sul mondo.
Ogni giorno veniamo sommersi da “notizie dell’ultima ora” che sembrano indispensabili. Ma l’urgenza di informare coincide davvero con ciò che conta? Una riflessione sul confine tra velocità, attenzione e comprensione.
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