
Quando arrivai sulla spiaggia, il professore era già seduto.
Non aveva scelto il tavolino più elegante. Aveva preferito quello vecchio, di legno, consumato dalla salsedine e dagli anni. Davanti a noi due bicchieri di limonata con molto ghiaccio. Poco più in là, un uomo sistemava con calma gli ombrelloni.
«È lui?» chiese Smith.
Annuii.
«Ottantasette anni.»
Il professore lo seguì con lo sguardo.
«Ha ancora l’aria di uno che conosce il proprio mestiere.»
«Lo conosce eccome. Ma è diventato famoso per un’altra ragione.»
«Quale?»
«Fa pagare quattro euro un lettino. L’ombrellone lo include.»
Smith non disse nulla. Continuò a osservare quell’uomo che raddrizzava una sdraio.
«E così», ripresi, «adesso tutti discutono dei prezzi. C’è chi lo considera un eroe, chi dice che rovina il mercato, chi tira in ballo la concorrenza, chi dice che il paragone con gli altri stabilimenti non regge.»
Il professore sorrise.
«Succede spesso.»
«Che cosa?»
«Le persone credono di discutere di economia. In realtà stanno discutendo di esseri umani.»
Bevvi un sorso di limonata.
«Però lei è Adam Smith. Tutti citano la mano invisibile.»
Rise piano.
«È un po’ come ricordare Shakespeare soltanto per “Essere o non essere”.»
«Non è già tanto?»
«È un ottimo inizio. Purché qualcuno, prima o poi, legga anche il resto.»
Sorrise.
«Tutti ricordano la mano. Quasi nessuno si chiede da dove venga.»
Lo guardai incuriosito.
«E invece lei da dove comincerebbe?»
Smith prese il bicchiere.
«Da una domanda.»
«Quale?»
«Come fanno milioni di perfetti sconosciuti a vivere insieme senza ammazzarsi ogni mattina?»
Rimasi in silenzio.
«Molti anni prima di scrivere di mercati,» continuò, «provavo a rispondere proprio a quella domanda. Mi interessava capire che cosa tiene insieme una società.»
«E cosa aveva scoperto?»
«Che possediamo una capacità sorprendente.»
«Quale?»
«Riusciamo a immaginare, almeno un poco, la vita dell’altro.»
Indicò con un cenno del capo il vecchio bagnino.
«Secondo lei, come ha deciso quel prezzo?»
«Facendo due conti.»
«Anche. Ma prima, probabilmente, si è fatto un’altra domanda.»
«Quale?»
«Chi verrà a sedersi su quel lettino?»
Guardai la spiaggia.
Una coppia di anziani avanzava lentamente verso gli ombrelloni. Lui con il bastone. Lei con una borsa termica.
Smith li osservò per qualche secondo.
«Quel prezzo non è soltanto un numero. È la risposta alla domanda che qualcuno si è fatto prima di scriverlo.»
Restammo qualche minuto in silenzio.
Il mare era lo stesso per tutti.
Cambiano soltanto gli occhi con cui lo si guarda.
Finii la limonata.
«Professore… forse abbiamo semplificato un po’ troppo anche lei.»
Smith sorrise.
«Succede a molti libri.»
«In che senso?»
«Cominciano a leggerli dal secondo capitolo.»
«E poi?»
Smith sorrise.
«Poi arrivano altri autori.»
«Per darle ragione?»
«Qualcuno.»
«Per contraddirla?»
Smith rise.
«Molti di più.»
«Le è dispiaciuto?»
Rise.
«No. È il destino delle idee.»
Fece qualche passo verso il mare.
«Le idee non muoiono quando qualcuno le smentisce.»
Si voltò un attimo.
«Muoiono quando nessuno sente più il bisogno di discuterle.»
Regola n. 63
«Ogni tanto spegni tutto. Il mondo continuerà a girare anche senza il tuo aggiornamento di stato.»

venerdì 10 Luglio 2026 alle 07:02
Parti pensando di leggere una riflessione su un lettino a quattro euro e ti ritrovi a interrogarti su come conviviamo, su cosa significa mettersi nei panni degli altri. Qualcuno una volta ha detto “…hai una bella penna”
venerdì 10 Luglio 2026 alle 16:01
Grazie.
Il bello è che io parto quasi sempre da una notizia minuscola e finisco in posti dove non avevo previsto di arrivare. Se poi qualcuno ci arriva insieme a me, allora quelle quattrocento o cinquecento parole hanno fatto il loro mestiere.
E sì… quel “qualcuno” continua a essere di parte. Per fortuna.