Ippocrate, la scuola e quella strana materia che non insegniamo

A scuola, fin dalle elementari, ho imparato molte cose.
Ho imparato anche che il cuore ha quattro cavità, che il sangue percorre arterie e vene e che i polmoni servono anche a qualcosa di più che permetterci di sacramentare quando saliamo tre rampe di scale.
Tutto giusto.
Ma non ricordo una materia chiamata educazione sanitaria.
E non intendo qualche ora dedicata agli stili di vita corretti, all’alimentazione, all’alcol, alle droghe o al fumo.
Intendo qualcosa di più.
Magari quella di Ippocrate che, qualche annetto prima di noi, aveva cominciato a interrogarsi sul rapporto tra salute, ambiente e abitudini di vita.
Perché continuiamo a pensare alla sanità soprattutto quando qualcosa si rompe.
Ci ammaliamo, andiamo dal medico.
Stiamo peggio, andiamo in ospedale.
Arriva un’emergenza, chiamiamo il 118.
Curare, insomma.
Eppure una parte enorme della salute si costruisce molto prima.
Si chiama prevenzione. E la prevenzione comincia dalla conoscenza.
A scuola insegniamo ai ragazzi come funziona il corpo umano, ma potremmo insegnare anche come funziona il sistema che di quel corpo dovrà occuparsi.
Quando si chiama il 118?
Quando si va al pronto soccorso?
A cosa servono gli antibiotici e perché non funzionano contro i virus?
Che cosa significa consenso informato?
Perché si dona il sangue?
Che cos’è la morte encefalica?
Come funziona un trapianto?
E soprattutto: che cosa significa scegliere.
Prendiamo la donazione degli organi.
Educare alla donazione non dovrebbe significare entrare in una classe e spiegare ai ragazzi che un giorno dovranno dire sì.
Quella sarebbe propaganda.
Educare significa fare in modo che, quando arriverà il momento di scegliere, sappiano a che cosa stanno dicendo sì oppure no.
Nel 2025, in Campania, il 42,36% delle dichiarazioni di volontà raccolte nei Comuni è stato contrario alla donazione. La media nazionale è del 33,89%.
Quasi nove punti di differenza.
Possiamo concludere che i campani siano meno generosi?
Io non lo credo. E non lo crederò mai.
Preferisco farmi un’altra domanda: quanto abbiamo investito perché quella scelta fosse davvero consapevole?
Da molti anni esistono campagne, iniziative nelle scuole, giornate dedicate alla donazione, attività delle associazioni di volontariato. Sarebbe ingiusto sostenere che non sia stato fatto nulla.
Ma forse dovremmo cominciare a misurare non soltanto quante iniziative abbiamo organizzato, quanti dépliant abbiamo distribuito o quanti studenti abbiamo incontrato.
Dovremmo misurare ciò che è cambiato.
Perché una campagna di informazione finisce.
L’educazione resta.
Più di duemila anni fa Ippocrate aveva già intuito che per occuparsi della salute delle persone bisognava guardare anche al luogo nel quale vivevano, alle loro abitudini, all’ambiente che le circondava.
Forse oggi aggiungerebbe qualcosa.
Magari entrerebbe in una scuola, guarderebbe una bella tavola anatomica appesa alla parete e chiederebbe:
«Avete spiegato perfettamente a questi ragazzi com’è fatto un cuore. Ma avete insegnato loro che cosa possono fare per quello degli altri?»
Non so che cosa risponderebbe il Ministero dell’Istruzione.
Mentre ci penso, il terminale SSH continua a lampeggiare.
Speranza-1 rule
La prevenzione comincia molto prima della malattia.
Comincia dalla conoscenza.
Un medico può curare una persona malata.
Una scuola può contribuire a formare una persona consapevole.
E qualche volta quella persona, molti anni dopo, potrebbe contribuire a salvarne un’altra.
Regola n. 73
«Se proprio devi perdere tempo, fallo in buona compagnia.»
