La differenza sta ancora nel verbo

Uomo seduto sui gradini di una fontana in una scena urbana ricostruita con l’intelligenza artificiale
Immagine generata con l’intelligenza artificiale. E sì, c’è qualcosa che non torna.


«Non imparerò mai.»

Terminava così la serie di messaggi di mio fratello Pino a proposito del fatto che genero le immagini di “Eventuali & Varie” con l’intelligenza artificiale.

Poco prima aveva postato una serie di foto di un suo viaggio negli States di vent’anni fa. Avete presente quelle immagini, magari catturate da un video piuttosto anziano, che hanno attraversato traslochi, cassetti, decenni e che, a un certo punto, chiedono un piccolo miracolo digitale: togliere i segni del tempo, recuperare i dettagli, magari ricostruire ciò che la pellicola aveva lasciato nell’ombra.

Mai provocare un vecchio nerd, ragazzo.

Naturalmente avevo chiesto una mano all’intelligenza artificiale.

Il risultato era notevole. Talmente notevole che ci eravamo fatti prendere la mano: restauriamo questo, spostiamo quello, mettiamo il Pino di oggi sui gradini della fontana, sistemiamo la luce.

Peccato per un dettaglio.

«Bella ricostruzione», continuava Pino, «ma due dettagli: è New York e non Boston…»

Ecco.

Avevamo restaurato il passato e, nel frattempo, spostato una città. E nemmeno un piccolo villaggio di provincia.

La fotografia era stata scattata all’incrocio tra Christopher Street e West Street, a New York. Pino lo sapeva perché c’era stato. Io avevo qualche elemento per ricordarlo. L’intelligenza artificiale, invece, aveva fatto quello che spesso sa fare magnificamente: aveva costruito una risposta plausibile.

Solo che era sbagliata.
E sì, c’è scritto anche sotto che le risposte dell’intelligenza artificiale possono contenere errori. Ma chi legge le scritte in piccolo?

Ed è qui che, forse, sta una delle differenze più importanti nel nostro rapporto con questi strumenti.

Chiedere all’AI e usare l’AI non sono la stessa cosa.

Se chiedo all’intelligenza artificiale, posso essere tentato di considerare la risposta come il punto d’arrivo.

Domanda. Risposta. Copia. Incolla. Fine.
Una specie di motore di ricerca capace di argomentare. E di sbagliare.

Ma il problema, in fondo, non è nemmeno che sbagli. Sbagliamo tutti.

Il problema comincia quando smettiamo di controllare.

Se invece la uso, la risposta diventa il punto di partenza.

La guardo.
La confronto con quello che so.
Controllo quello che non so.
Aggiungo informazioni.
Correggo.
Faccio un’altra domanda.

E, se serve, le dico senza troppi complimenti che ha appena trasferito mio fratello da New York a Boston.

Non è una differenza tecnologica.

È una differenza di verbo.

Un martello non sa dove deve andare il chiodo.
Un navigatore può suggerirmi una strada assurda.
Un foglio elettronico esegue perfettamente anche la formula sbagliata che gli ho scritto io.

L’intelligenza artificiale, però, ha una caratteristica in più: sa essere tremendamente convincente.

Scrive bene, argomenta, collega informazioni e spesso produce risultati sorprendenti.

Proprio per questo rischiamo di dimenticare che dietro quella risposta non c’è qualcuno che ricorda quella sera, quella strada, quella fontana.

Pino sì.

E infatti è bastato il suo messaggio per rimettere ogni cosa al posto giusto.

Forse imparare a usare l’intelligenza artificiale non significa imparare a scrivere prompt sempre più sofisticati. Significa soprattutto conservare il diritto — e il dovere — di dubitare della risposta.

Usarla come collaboratore, non come oracolo.

Darle informazioni che non possiede, verificare quelle che ci restituisce e correggerla quando prende una cantonata.

Perché l’intelligenza artificiale può restaurare una fotografia di cinquant’anni fa.

Ma quello che c’era davvero, quel giorno, all’angolo tra Christopher Street e West Street, continua a saperlo meglio Pino.

Adesso, però, anche l’intelligenza artificiale ha imparato una cosa: Boston potrà pure somigliare a New York.

Ma New York è New York.

Per fortuna.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 21

«Se una storia sembra perfetta per confermare le tue idee, controllala due volte.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.