Cronaca di un rettile che, a forza di parlarne, diventò enorme.

Un piccolo varano su un muretto di tufo guarda verso l’obiettivo mentre la sua ombra, proiettata sul vialetto di mattoni, assume la forma minacciosa di un enorme dinosauro.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale. Nessun T-Rex è stato maltrattato durante la realizzazione.


Pare che all’inizio della nostra vicenda fosse soltanto una lucertola.

Una lucertola enorme, sicuramente. Forse esotica. Magari uno di quegli esemplari comprati a caro prezzo — e non sempre proprio al supermercato sotto casa — dal solito noto.

Oppure scappato da uno zoo, da un circo o da chissà dove.

E fino a qui niente di straordinario. Niente che meriti un trafiletto sul giornale parrocchiale.

Ma, sapete com’è, capita che un lucertolone che si aggira tranquillamente per le campagne della bassa padana possa anche essere visto da qualche umano che passa in macchina nei paraggi.

E quel qualcuno tira fuori lo smartphone — chi va in giro senza scagli la prima pietra — e scatta una foto dell’animale che fugge nell’erba. Una foto mossa e sfocata, ma pur sempre una prova documentale.

Qualcuno, invece, racconta di averlo visto passeggiare nel boschetto, abbeverarsi allo stagno.

E arriva l’immancabile “so tutto io”, che assicura che il cugino di terzo grado di un amico del portiere gli ha detto di averlo visto anche lui.

Ora, da quel che mi risulta, le lucertole nostrane si nutrono di insetti. Quelle esotiche, più grandi, si nutrono di piccoli mammiferi e, forse, uccelli.

Il nostro eroe, invece, pare essere cresciuto a colpi di condivisione.

Perché la prima foto, quella mossa e sfocata, è iniziata a circolare.

Prima su WhatsApp, Telegram e compagnia bella.

Poi, opportunamente ritoccata, ha fatto la sua comparsa sui social network. Facebook, Instagram, X eccetera sono stati invasi da commenti e condivisioni. Una moderna catena di Sant’Antonio dove, a ogni passaggio, il soggetto diventava sempre più somigliante a una star di Hollywood.

Al punto che il nostro amico è diventato in breve prima “il Lucertolone di Montichiari” e poi “il dinosauro della bassa padana”.

E volete che qualche giornale, qualche TG — locale e non — non si sia lanciato sulla notizia?

Ovviamente con spiegamento di inviati speciali, cameraman, perfino droni.

Non so se ci sia stato qualche speciale di uno dei tanti talk-show, completo di opinionisti ed esperti. Mi chiedo esperti di che, ma questo è un altro discorso.

La notizia finale che, pare, potrebbe mettere fine alla vicenda è che il nostro dinosauro si sia imbattuto in una cagnetta che, abbaiando, lo ha spaventato al punto da farlo rimanere immobile e, pare, ne abbia consentito la cattura.

Non so se sia andata davvero così. E, in fondo, importa relativamente.

Forse era un varano, forse un tegu, forse soltanto un grosso rettile capitato nel posto sbagliato al momento giusto.

Di certo sappiamo che, per qualche giorno, una lucertola è riuscita in un’impresa che milioni di anni di evoluzione non le avrebbero mai consentito: diventare un dinosauro.

Le sono bastati uno smartphone, qualche fotografia sfocata, migliaia di condivisioni, un po’ di esperti e parecchi titoli di giornale.

Poi è arrivata una cagnetta, ha abbaiato e ha rimesso le cose al loro posto.

Il dinosauro è tornato lucertola.

Noi, invece, siamo rimasti gli stessi.


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