… domande senza risposte

Di sera, dopo cena, mi ritiro nel mio antro segreto e mi godo quell’oretta e mezza di relax guardando un film su Sky. A volte commedie, a volte episodi di serie TV, a volte film seri e impegnati. Ma sempre con un blocchetto dove appunto, con una calligrafia quasi illeggibile, frasi, battute, idee.
Lunedì sera, non so perché, l’occhio mi è caduto su “Mediterraneo” di Salvatores. L’avrò visto un centinaio di volte e ogni volta mi fisso su qualche scena. Fermo la riproduzione, prendo due appunti e poi continuo. Questa volta mi sono fermato prima dei titoli su questa frase: «In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare.»
Mantenersi vivi e continuare a sognare … Un appunto marcato in rosso sul mio blocchetto che mi ha perseguitato per tutta la settimana.
E ogni sera, mentre guardavo una serie TV dedicata agli 883, il blocchetto ha continuato a popolarsi.
«Non avere sogni è come averli tutti.» Continuare a sognare per mantenersi vivi. Esiste una risposta a questa domanda?
Non lo so.
Non voglio saperlo.
Forse devo aspettare ancora un poco. Come avrebbe dovuto aspettare Colasanti in Mediterraneo. Aspettare per bere il suo caffè. Se non aspetti ti sembra di bere caffè e sabbia.
Aspettare o ostinatamente cercare di realizzare i propri sogni? Come il disertore Colasanti, che dopo un paio di tentativi di fuga per raggiungere la moglie, alla fine scappa, cantando su una barca a remi. In fondo tutti su quell’isoletta sperduta del Mar Egeo avevano dei sogni. Lui ne insegue uno solo.
Il suo.
Mentre rema sembra quasi dire «Ma fate sognare anche me, cazzo!»
Ma anche il sogno più bello spesso si trova davanti al bivio. Viene il momento in cui devi scegliere chi vuoi essere. Che vita vuoi avere. Magari «Una vita come tante. Ma sarà la tua?»
Ed è lì che si apre il bivio. Se resta un bivio e non un trivio, un quadrivio …
Il giorno in cui Farina decide che niente e nessuno potrà togliergli il sogno.
Il suo sogno.
E mentre i suoi commilitoni stanno partendo per ritornare in patria lui decide di restare.
«Basta avere paura. Proviamoci.»
Lui e Vassilissa.
Forse se non ci provi, se non scappi, se non sogni gli altri ti appiccicano addosso un’etichetta.
E se lo fai, se scappi, se sogni, l’etichetta te la piazzano addosso lo stesso.
E, diamine, le etichette le mettono sui prodotti nei supermercati per indicarti la composizione, la scadenza, il prezzo.
Le etichette possono stare strette. Stavano strette anche a Mauro Repetto quando i media lo definivano il Ballerino degli 883. Ma proprio alla fine della serie, ascoltando la canzone d’amore che Max dedica a Silvia, stravolge tutto con una domanda quasi assurda: «Sì, ma io questa come la ballo?»
Scherzi delle etichette …
Disertore per Colasanti e Farina, Ballerino per Mauro degli 883, Genio e sregolatezza per me.
Il bello, o il brutto – fate voi – è scoprire quanto sia difficile capire dove finisce l’etichetta e dove cominciamo noi.
Un giorno un coetaneo mi chiese «Se potessi ritornare indietro negli anni con la consapevolezza che hai oggi, rifaresti tutti gli errori?»
Gli risposi semplicemente:
«Se avessi saputo quello che so adesso avrei fatto tutte le cazzate che ho fatto.
Con più convinzione!»
Dedicato a tutti quelli che stanno scappando.
Regola n. 0
«Non prendere troppo sul serio né te stesso né la macchina che stai usando per leggere questa regola.»

domenica 6 Settembre 2026 alle 07:28
Leggendo mi sono chiesta: e io, da cosa sto scappando? Forse sto ancora cercando me stessa.
domenica 6 Settembre 2026 alle 10:16
Quando non avrai più incubi sognerai solo cose belle ❤️