L’importante è arrivarci.

Uno pterodattilo davanti a un vecchio iMac mentre sullo schermo compare la notifica di un messaggio.
Immagine creata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.
Nessun pterodattilo è stato maltrattato durante la realizzazione.


La prima volta che ho scritto qualcosa sui Chromebook è stato tanti, ma tanti anni fa. Quanti? Boh?

Ricordo però che pensai che fosse un oggetto carino. Magari un poco costoso ma le cose carine si pagano.

Insomma pigliate un computer, fatelo vivere quasi solo con il browser, senza tante cose “inutili”, senza tanti fronzoli e senza tanti orpelli tecnologici.

Semplice, troppo semplice.

Almeno per me, un vecchio, inguaribile nerd che i computer vuole vederli aperti, vuole capire cosa c’è dentro, vuole togliere una scheda e mettercene un’altra che magari non serve, vuole aumentare la memoria, collegare una periferica che non dovrebbe essere mai collegata a quel modello e, se è il caso, non far funzionare più qualcosa che fino a cinque minuti prima andava una scheggia.

Gli anni passano. Ahimè, anche per i vecchi nerd. Anche per la tecnologia. Soprattutto per la tecnologia, dove gli anni non passano, volano.

E, nei laboratori di Big G, hanno scoperto che, forse, tutte quelle cose inutili non erano esattamente inutili.

Pare che il nuovo Googlebook, annunciato in questi giorni, con il Chromebook che ricordavo io abbia poco o niente a che vedere. Partiamo da Android, recuperiamo da ChromeOS quello che ci serve per farne un vero computer. Naturalmente installiamo il browser Chrome completo, le applicazioni Android e, per non farci mancare nulla, anche un ambiente Linux con tanto di terminale.

Ovviamente per far girare tutto questo non basta un qualsiasi notebook. Servono macchine decisamente più serie: processori Intel o Qualcomm, schermi fino a 2,8K OLED, acceleratori dedicati all’intelligenza artificiale. I prezzi annunciati partono da 899 dollari.

Il punto di forza, però, pare essere un altro. Google vuole che computer e telefono Android diventino due pezzi dello stesso ambiente: impostazioni, password, messaggi, file e fotografie passano dall’uno all’altro; si può continuare sul portatile quello che si stava facendo sul telefono e persino usare le app del telefono in una finestra del computer. Immancabile, in mezzo a tutto questo hardware e software, c’è Gemini, Madame AI come la chiama mio fratello, integrata direttamente nel sistema e pronta a intervenire su quello che appare sullo schermo.

Oops. Mi devo fermare un attimo. Sul mio iMac è apparsa una notifica di un SMS arrivato sull’iPhone che, a quest’ora, sta ricaricando, letteralmente, le batterie.

Niente, era l’ASL che mi ricordava un appuntamento.

Guardo, quasi con affetto, il mio vecchio iMac del 2011 che non riesce a far girare niente di più che High Sierra, un sistema operativo che proprio oggi compie nove anni.

Nove anni per un sistema operativo non sono una vita, sono un’era geologica.

Ma lo pterodattilo è riuscito lo stesso a ricevere un SMS destinato a un iPhone decisamente più giovane di lui, con un sistema operativo aggiornato ieri l’altro.

I fan di Android sicuramente saranno felici della notizia. Ci voleva un ecosistema che integrasse PC, notebook e smartphone. Il prezzo, in fondo, non è esagerato per i servizi e l’hardware offerto.

Gli adepti della Mela magari sorrideranno all’annuncio di qualcosa che da anni sono abituati ad avere sotto mano. E, questa volta, non potranno neppure lamentarsi del prezzo: negli Stati Uniti il MacBook Neo parte da 599 dollari. Ma vuoi mettere?

E i fedeli di Windows? Loro continuano ad accontentarsi, per modo di dire, di PC e notebook con prezzi accessibili e quasi tutto quello che serve per vivere una vita digitale senza troppi traumi.

E io? Da buon vecchio nerd continuo a tenermi la mia scrivania occupata da un iPhone, un tablet Android, un All-in-one Windows, un iMac vecchio e perfettamente funzionante e un notebook Linux.

Think different?

Credo di sì.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 33

«Un algoritmo non è un oracolo. È una calcolatrice con un buon ufficio marketing.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.