… a casa mia.

Una piazza affollata al tramonto negli anni Settanta visualizzata sullo schermo di un tablet.
Immagine creata con l’intelligenza artificiale di ChatGPT.


Pensavo ai risultati delle suppletive calabresi e un fulmine mi ha attraversato il cervello, pensando anche alle elezioni politiche del prossimo anno.

Ma i comizi in piazza che cavolo di fine hanno fatto?

Poi i miei neuroni hanno fatto contatto e mi sono accorto che forse la domanda vera è un’altra: dove diavolo è andata a finire la piazza?

Sono passati più di cinquant’anni, ma ricordo ancora quando quasi ogni giorno, all’imbrunire, uscivo di casa e andavo a fare una passeggiata in piazza. Quattro vasche, si diceva allora.

Nessun appuntamento, nessun messaggio – i cellulari e gli SMS erano di là da venire – per chiedere “ci sei?”.

Ci andavo e basta. Tanto qualcuno c’era sempre.

Incontravo l’amico, il conoscente, quello che conoscevo solo di vista, quello simpatico e quello che mi stava, onestamente, sui cosiddetti. Mi fermavo, facevamo un gruppetto e si parlava.

Si parlava di tutto e del contrario di tutto.

Della partita… non quella no, del calcio, allora come ora, me ne fregava meno di niente. Del lavoro e della scuola. Dello scandaloso aumento del prezzo della benzina da 305 a 335 lire al litro (che me ne frega, io metto sempre mille lire). Dei politici locali. E, naturalmente, delle ragazze che passeggiavano in piazza.

Poi arrivava un altro e cambiava completamente discorso.

Non sapevo mai chi avrei incontrato. Incontravo chi c’era.

Oggi è tutto cambiato e non solo la mia età.

A qualsiasi ora del giorno o della notte posso andare in piazza. Mi basta solo lo smartphone – io preferisco il PC – e sono lì. Ci sono gli amici, quelli che conosco appena, il politico, il giornalista, il cretino, quello simpatico, quello che vende qualcosa, quello che ha appena fotografato il gatto. C’è anche quello (o quelli?) che continua a starmi sui cosiddetti. E, naturalmente, ci sono anche le donne. Di tutte le età.

E posso inserirmi in qualsiasi conversazione, anche se non sono stato invitato. Mi imbuco, commento, dico la mia e mi dileguo.

Più o meno come nella piazza di cinquant’anni fa.

Ma non è più la stessa piazza.

Nella piazza incontravi chi c’era. Oggi, a mano a mano che passeggi, incontri sempre più persone che parlano di cose simili a quelle di cui parlavano quelle che avevi incontrato tre minuti prima.

Nessun complotto, niente poteri occulti, niente omini dietro una scrivania in una stanza buia.

Semplicemente un algoritmo che ha un compito ben preciso: farmi restare lì.

Attenzione non voglio assolutamente dire che la vecchia piazza del Santuario fosse il paradiso in terra. Anche allora c’era il pettegolezzo, il conformismo, l’esclusione, le balle galattiche che riuscivano a fare il giro del paese. E nella piazza moderna succedono cose meravigliose. Ritrovi l’amico che non vedevi da trent’anni e che vive dall’altra parte del pianeta. Discuti con qualcuno che non avresti mai conosciuto, impari cose nuove che a settanta e passi anni non avresti mai immaginato di imparare.

Quindi, banalmente, il punto non è il solito pistolotto nostalgico che noi anziani liquidiamo con la sentenza: prima era bello, oggi è brutto.

Il punto, semplificando, è che prima per entrare in piazza dovevo decidere di andarci. Oggi è la piazza ad accompagnarmi ovunque. A tavola. Sul divano. A letto. Alla scrivania. Persino al cesso.

I comizi in piazza non sono scomparsi. Sono entrati anche loro nelle nostre case. Il problema è che arrivano mescolati ai video dei gattini, alla pubblicità delle scarpe da ballo, alle barzellette, alla guerra, alla ricetta della pasta alla norma e al video del politico.

Ieri sera uscivo di casa per andare a vedere chi c’era in piazza.

Oggi non esco nemmeno.

La piazza è qui.

A casa mia.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 7

«Ogni discussione migliora del 20% con una piadina e del 40% con un bicchiere di Sangiovese.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.