Negli anni Sessanta l’uomo invisibile si vestiva per farsi vedere. Oggi una maglietta può servire a fare il contrario: confondere l’intelligenza artificiale che ci osserva.
Dai tempi di Windows 3.0 abbiamo cambiato computer, dischi e connessioni. La barra di avanzamento, invece, è ancora lì a regalarci certezze che certezze non sono. E forse abbiamo qualcosa da imparare anche da lei.
Una volta al telefono chiedevamo «Come stai?». Poi, con il cellulare, «Dove sei?». Oggi lo smartphone sa quasi sempre dove siamo e lo smartwatch pretende di sapere anche come stiamo. Forse all’orologio potremmo lasciare almeno un compito: dirci che ore sono.
Innovare non significa sempre inventare qualcosa che non esisteva. A volte basta recuperare una buona idea, guardarla con occhi nuovi e scoprire che ha ancora parecchie cose da raccontare.
Dai primi «Hey Siri» e «OK Google» agli assistenti capaci di ascoltarci, lasciarsi interrompere e svolgere compiti. Forse siamo già passati dal chiedere all’AI e usarla a qualcosa di diverso: lavorare insieme.
Chiedere all’intelligenza artificiale e usarla non sono la stessa cosa. A volte basta una vecchia fotografia, una fontana e una città spostata di qualche centinaio di chilometri per ricordarsene.
Occhiali senza connessione, una macchina del caffè senza Wi-Fi e una vecchia Moka pronta come sistema di backup. Siamo sicuri che rendere intelligente un oggetto significhi sempre renderlo migliore?
Dalla corsa all’oro della California alle criptovalute, fino all’intelligenza artificiale: ogni rivoluzione promette nuovi cercatori d’oro. Ma spesso il vero affare è un altro. È quello di chi vende i picconi.
Le telecamere intelligenti promettono di riconoscere cellulari, cinture e documenti dei veicoli. Ma vedere un’infrazione significa davvero comprenderla? In giardino a Bordonchio, Giovenale fa riflettere sul confine tra osservare e giudicare.
In un’alba sul pianeta Bordonchio, un messaggio vocale e un touchscreen troppo complicato diventano l’occasione per un dialogo con Alan Turing sul vero significato del progresso: non aggiungere tecnologia, ma togliere fatica alle persone.
Un temporale annunciato che non arriva, un vecchio igrometro a capello che continua a raccontare il presente e una riflessione sul rischio di confondere le previsioni con la realtà. A volte osservare ciò che accade vale più di qualsiasi algoritmo.
A volte basta uno Spritz, un tavolino e il tempo di osservare chi passa per ritrovare una connessione che nessuna rete wireless può offrire. Un invito a rallentare e ad alzare lo sguardo.
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