ovvero: come farsi ascoltare fingendosi imbranati


C’è un superpotere segreto che molti over 60 possiedono, ma pochi usano consapevolmente. No, non è la pensione (quella è più un miraggio). È la sacra arte del “Non ci capisco niente, mi spieghi tu?”, pronunciata con espressione vagamente spaesata davanti a uno schermo qualsiasi.
Il trucco è semplice: fingersi imbranati – o meglio, enfatizzare una certa ingenuità tecnologica – per ottenere qualcosa di prezioso e raro: una conversazione con un giovane.
In tempi in cui il dialogo tra generazioni si gioca più su emoticon che su emozioni vere, questa finta ignoranza può essere un’arma gentile. Un modo sottile per aprire un canale comunicativo là dove ogni altra parola sembrava cadere nel vuoto o, peggio, restare visualizzata e ignorata.

“Scusa, cos’è un reel?” Mai domanda fu più potente. Perché, attenzione, il punto non è capire davvero cosa sia un reel (anche se poi magari lo si capisce sul serio). Il punto è che la domanda implica: “Mi affido a te”, “Tu ne sai più di me”, “Mi interessa il tuo mondo”.
E questo, a un adolescente abituato a essere guardato dall’alto in basso da adulti multitasking che sanno tutto, può fare effetto. Può incuriosirlo. Può addirittura sciogliere quel muro di emoji monosillabiche dietro cui spesso si rifugia.

Funziona sempre? No. Ma spesso sì. Certo, non è una formula magica. I più svegli potrebbero fiutare la trappola: “Nonna, ma se ieri mi hai mandato un vocale con la colonna sonora dei Queen, cosa fai oggi con questa faccia da contadina del 1800 davanti a Instagram?”
Ma la chiave sta nell’autenticità. Non si tratta di recitare una parte, ma di usare l’autoironia come leva, la vulnerabilità come ponte.
È come dire: “Io ti ascolto, anche se parli una lingua diversa. Mi insegni a tradurla?”

Il rischio dei boomer-tattici. C’è però un rischio: diventare dei boomer-tattici, quelli che usano la finta ignoranza solo per ottenere attenzione. Il giovane medio, va detto, è allergico alla manipolazione. Se percepisce che l’anziano fa il finto tonto per portarlo poi in trappola morale (“Eh, ma ai miei tempi…”) la connessione si interrompe. O peggio: si trasforma in fastidio.
Perciò, se usi questo trucco, fallo con grazia. Non per impartire lezioni, ma per seminare domande. Non per spiegare, ma per ascoltare.

Boomer, ma con grazia. In fondo, ogni generazione ha avuto il suo lessico, i suoi codici, le sue mode incomprensibili. Solo che oggi tutto è più veloce, più rumoroso, più difficile da seguire. Ma il desiderio di essere ascoltati resta identico, da una parte e dall’altra.
E allora sì, vai con la domanda apparentemente ingenua:
“Cos’è Twitch?”
“Come si fa una live?”
“Oggi TikTok non funziona o sono io?”
E poi ascolta. Davvero. Con l’attenzione di chi ha imparato che le cose più preziose si dicono quasi per sbaglio, in mezzo a un tutorial su come cambiare foto profilo.

Conclusione: il trucco non è fingersi imbranati. È voler capire. Alla fine, la vera magia non sta nel far finta di non sapere. Ma nel voler capire. E questo, giovane o vecchio che tu sia, si sente. Si percepisce. E apre porte dove prima c’erano solo schermi.
Perché la connessione, quella vera, non ha bisogno del Wi-Fi.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 24

«Non attribuire alla malizia ciò che può essere spiegato da fretta, stanchezza o incompetenza.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.