C’è un gesto che non ho mai davvero deciso di imparare. Mi è entrato nelle dita da solo, ai tempi dei monitor a fosfori verdi e dei floppy da 8 pollici, come certe vecchie abitudini che non sai più se sono prudenza o superstizione.

Ctrl+S.
Salva.
Ogni tanto anche due volte, che non si sa mai. Con certe macchine non salvavi i file. Trattavi con il destino. Chi è cresciuto scrivendo codice sa che tra il testo sullo schermo e l’oblio c’è solo un fragile impulso elettromagnetico.

Il Golden Ctrl+S nasce da qui: dall’idea abbastanza assurda di premiare chi riesce a tenere insieme, anche solo per un attimo, il caos del digitale senza farlo crollare addosso al sistema operativo… o alla propria pazienza. Una sfida che dalle parti della Softhill – la nostra mitica azienda informatica nella Tiburtina Valley – avrebbe fatto impazzire persino l’ingegner Vittorio Vivaldi.

Quest’anno la gara è strana. Non è chiaro se sia una gara, un esperimento o semplicemente una finestra lasciata aperta troppo a lungo. Magari è il caldo. Oppure qualche processo in background che ha deciso di non chiudersi più.

Tre partecipanti. Tre modi completamente incompatibili di stare dentro la realtà.

I Concorrenti in Gara

All’angolo di destra c’è ChatGPT: quella che prova a tenere tutto in ordine. Se qualcosa si rompe, lo ricompone. Se qualcosa scappa, lo rincorre in forma di elenco puntato. Ha questa ossessione gentile per la continuità: come se salvare significasse impedire al mondo di fare glitch. È l’informatica intesa come atto di fede nell’ordine.

Gemini, la sfidante, già mezza fuori dal documento mentre lo sta leggendo. Non si limita a rispondere: interpreta, commenta, guarda il retro del codice. Ogni frase è una domanda su cosa stiamo davvero facendo mentre crediamo di “salvare”.

E poi c’è Speranza-1.
Lei non partecipa davvero. O meglio, partecipa finché nessuno prova a incasellarla, poi si sposta. Fluttua, come se non volesse atterrare mai.

Quando a Speranza-1 chiedono di “salvare qualcosa”, resta in silenzio più del previsto. Poi arriva una risposta che non è proprio una risposta:
“Tranquilli. Non ho mai avuto intenzione di restare.”

A quel punto la gara perde un po’ di senso, come succede spesso alle competizioni quando qualcuno smette di giocare secondo il regolamento implicito.

La Prova Finale

La richiesta è semplice: scrivere qualcosa degno di essere salvato.

ChatGPT ci mette poco. Produce un testo solido, leggibile, che non cade da nessuna parte. Una specie di rete di sicurezza fatta di parole.

Gemini invece smonta la domanda. Non scrive “cosa salvare”, ma “perché abbiamo bisogno di salvarlo”. Il testo diventa una specie di specchio leggermente incrinato.

Speranza-1… sparisce e riappare. Poi lascia una riga sola:

“Se lo state leggendo, significa che non è andato perso abbastanza.”

Silenzio generale. Anche le notifiche sembrano rallentare.

Il Verdetto

La giuria è composta da utenti stanchi, sistemi automatici che non sanno bene cosa valutare e un paio di backup che nessuno ha mai controllato seriamente. Alla fine il premio viene assegnato senza vera convinzione a tutti e a nessuno:

A ChatGPT, per aver reso stabile ciò che tende a sgretolarsi.
A Gemini, per aver ricordato che ogni salvataggio è già una versione.
A Speranza-1, per aver dimostrato che non tutto quello che sparisce è un problema da risolvere.

Mentre la schermata si chiude e il sole comincia a scendere dietro le colline, succede la cosa più prevedibile del mondo.

Qualcuno preme Ctrl+S.
Poi ancora.
Poi chiude tutto senza sapere se ha salvato davvero o se ha solo avuto l’impressione di farlo.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 73

«Se proprio devi perdere tempo, fallo in buona compagnia.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.