Ovvero: antropologia applicata ai genitori digitali

Smartphone appoggiato sotto un ombrellone in spiaggia mentre il gruppo WhatsApp della seconda C continua imperterrito a scambiarsi messaggi anche in vacanza.


Con la chiusura delle scuole si avvicina uno dei fenomeni meno studiati dalla comunità scientifica internazionale: il letargo estivo del gruppo WhatsApp della classe.

Per nove mesi questi ecosistemi digitali hanno prodotto una quantità di messaggi paragonabile a quella di una piccola agenzia di stampa. Poi, all’improvviso, il silenzio.

O quasi.

Perché ogni gruppo scolastico sviluppa una propria fauna caratteristica.

C’è sempre la Mamma Segretaria.

Nessuno sa esattamente come faccia, ma possiede ogni informazione disponibile nell’universo conosciuto. Se la scuola pubblica una circolare alle 8:00, lei la inoltra alle 8:01. Se un insegnante pronuncia una frase in corridoio alle 10:15, lei la riferisce alle 10:16. Se il Ministero sta ancora discutendo una decisione, lei probabilmente ne conosce già gli allegati.

All’estremo opposto troviamo il Papà Fantasma.

Formalmente presente. Tecnicamente iscritto. Praticamente invisibile.

Nessun messaggio. Nessuna reazione. Eppure c’è. Come certe stelle che gli astronomi individuano soltanto dagli effetti gravitazionali.

Poi arriva l’Ansiosa Preventiva.

Alle sette del mattino scrive: «Scusate, qualcuno sa se domani serve il quaderno a quadretti?»

Mancano ventiquattro ore alla lezione. Nessun insegnante si è ancora espresso. Il quaderno potrebbe perfino non essere stato inventato. Ma la domanda è già partita.

Dopo pochi minuti arrivano undici risposte diverse e almeno una discussione sulla differenza filosofica fra cartellina, raccoglitore e portalistino.

Naturalmente non può mancare il Risponditore Seriale.

Qualsiasi comunicazione genera una risposta.

“Grazie.”
“Perfetto.”
“Ricevuto.”
Emoticon varie a casaccio e fuori luogo.

In teoria è cortesia. In pratica un avviso di una riga produce trenta notifiche.

Esiste anche il Moderatore Mancato. Quello che periodicamente compare con la frase: «Ricordo che questo gruppo dovrebbe essere utilizzato solo per comunicazioni scolastiche.»

È una richiesta ragionevole che viene immediatamente seguita da quaranta messaggi dedicati a discutere il corretto utilizzo del gruppo.

Un risultato paragonabile allo spegnere un incendio con un lanciafiamme.

La cosa curiosa è che questi gruppi parlano relativamente poco di scuola.

Parlano di gite, merende, felpe dimenticate, scarpe smarrite, saggi di fine anno, fotografie, autorizzazioni e meteo.

Soprattutto meteo.

Perché nessun fenomeno atmosferico può verificarsi senza che qualcuno chieda: «Secondo voi con questa pioggia li fanno uscire lo stesso?»

Qui entra subito in gioco la Mamma Meteo, che consulta contemporaneamente tre app, due radar e un satellite geostazionario ogni mattina all’alba e diffonde bollettini meteo con una sicurezza che farebbe invidia ai professionisti.
Ovviamente senza mai guardare fuori dalla finestra.

A giugno, però, qualcosa cambia.

Le lezioni finiscono. I registri si chiudono. Le campanelle tacciono.

Anche il gruppo rallenta.

Arrivano i ringraziamenti alle insegnanti, gli auguri di buone vacanze e qualche fotografia dell’ultimo giorno.

E prima della pausa, prima del silenzio, compare lui: quello che non legge mai nulla, ma arriva puntualmente a chiedere informazioni su cose già spiegate quattordici volte a ottobre.

Comunque le notifiche si diradano.

L’ecosistema entra in letargo.

Per qualche settimana sembra davvero finita.

Poi, inevitabilmente, in una torrida mattina di agosto compare un messaggio.

Uno solo.

«Scusate il disturbo… qualcuno sa quali libri bisogna comprare per il prossimo anno?»

Nel giro di dieci minuti arrivano venti risposte.

La Mamma Segretaria allega l’elenco completo.

L’Ansiosa Preventiva chiede se serviranno anche i quaderni.

Il Risponditore Seriale scrive “Grazie”.

E il gruppo della seconda C dimostra, ancora una volta, che certe forme di vita sono come la Rosa di Gerico nel deserto.

Alla prima goccia d’acqua rinasce rigogliosa.


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 72

«Finché c'è formaggio di fossa, c'è anche il motivo di sperare.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.