
Ogni tanto mi capita di aprire i social con un obiettivo preciso.
Leggere una notizia.
Controllare cosa succede nel mondo.
Capire se, nel frattempo, qualcuno abbia finalmente trovato una soluzione alla geopolitica, all’intelligenza artificiale o almeno al traffico del sabato mattina. Oppure ai saldi, quelli “veri” che inizieranno dopodomani.
Tre minuti dopo mi ritrovo a guardare un gatto che cerca di entrare in una scatola grande la metà di lui.
E, puntualmente, ci riesce.
La domanda, a quel punto, non è più come abbia fatto il gatto a violare con assoluta nonchalance la legge dell’impenetrabilità dei corpi.
È un’altra.
Perché milioni di persone nel mondo guardano con autentico interesse video di gatti?
La risposta, sorprendentemente, ha poco a che vedere con i gatti.
C’entra il nostro cervello.
I gatti sono imprevedibili.
Passano venti ore al giorno dormendo con l’aria di chi ha delegato ogni responsabilità all’universo. Poi, senza alcun motivo apparente, inseguono una mosca invisibile, saltano sul tavolo, fissano intensamente un angolo della stanza come se avessero scoperto il portale intergalattico o cadono da una sedia fingendo che fosse tutto previsto.
Se, per caso, stai cercando di risolvere un errore in PHP, arriva lui, osserva con aria professionale le righe di codice sul monitor, piazza una zampata sulla tastiera e se ne va.
Tu sospiri.
Poi scopri che aveva appena inserito il “;” che mancava e cercavi da mezz’ora.
Un gatto nerd?
No.
Il cervello umano ama le sorprese.
Il nostro cervello è programmato per accorgersi prima dell’imprevisto che della normalità.
Poi c’è un altro dettaglio.
Occhi grandi.
Musetto tondo.
Movimenti morbidi.
La natura ci ha programmati per trovare irresistibili queste caratteristiche. In origine servivano a farci prendere cura dei bambini. I gatti, probabilmente senza aver mai studiato biologia evolutiva, hanno deciso di approfittarne.
Ma credo ci sia anche un terzo motivo.
Viviamo immersi in un flusso continuo di notizie.
Guerre.
Crisi economiche.
Epidemie.
Catastrofi climatiche.
Scandali.
Dibattiti infiniti.
Qualcuno indignato per qualcosa c’è sempre.
In mezzo a tutto questo, un gatto che tenta di infilarsi in una scatola rappresenta una specie di pausa caffè per il cervello.
Dodici secondi durante i quali il mondo smette di litigare.
Ed è qui che succede una cosa curiosa.
Provate a pensarci.
Sui social siamo capaci di discutere animatamente di politica, calcio, medicina, automobili elettriche, ricette della carbonara e perfino del colore giusto di un vestito. Arriviamo ad insultarci con chi ha idee diverse dalle nostre.
Poi compare un gatto che si addormenta dentro un vaso.
E improvvisamente migliaia di persone, provenienti da Paesi, culture e idee completamente diverse, reagiscono tutte allo stesso modo.
Un sorriso.
Forse la pace mondiale è ancora lontana.
Ma per una ventina di secondi ci andiamo sorprendentemente vicini.
Naturalmente anche gli algoritmi ci mettono del loro.
Se guardiamo un video di gatti fino alla fine, il social conclude che ci piacciono i gatti.
Così ce ne propone un altro.
E poi un altro ancora.
Nel giro di pochi minuti Internet sembra trasformarsi nel più grande gattile della storia dell’umanità.
Ma forse non è un difetto.
Forse gli algoritmi hanno semplicemente scoperto una cosa che gli esseri umani conoscono da sempre.
Ogni tanto abbiamo bisogno di smettere di dimostrare di avere ragione.
Ci basta sorridere.
E se questo accade grazie a un gatto che cade da una mensola con l’eleganza di un sacco di patate… forse non è tempo perso.
È solo un piccolo promemoria.
Dietro tutte le nostre opinioni, le nostre discussioni e le nostre certezze, continuiamo a essere una specie che, davanti a un gatto un po’ buffo, riesce ancora a ridere insieme.
Francamente, per cominciare la pace nel mondo, ho visto idee molto peggiori.
Nessuna, però, dormiva venti ore al giorno.
Regola n. 37
«Se non riesci a spiegare una cosa davanti a una piadina, forse non l'hai capita davvero.»

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