
Il difficile non è inventare qualcosa.
È trovare chi ne sentiva la mancanza.
Non ricordo quando e per chi scrissi qualcosa sui primi prototipi di occhiali smart.
Sicuramente non era su questo blog.
Ricordo i due “grandi” della tecnologia che sembravano destinati a sfidarsi, Apple e Google. Poi, il vuoto. Solo un vago ricordo di prezzi proibitivi e di tanto entusiasmo.
Oggi l’offerta è molto più ampia e i prezzi decisamente più accessibili. Con una cifra compresa tra i 250 e i 400 euro ti porti a casa un dispositivo sorprendentemente completo.
Fa fotografie, traduce, registra, dialoga con l’intelligenza artificiale, riconosce gli oggetti e svolge una quantità di altre funzioni che, prima o poi, potrebbero persino tornare utili.
Utili se vai in Giappone e devi parlare con il cameriere.
Utili se devi riparare un quadro elettrico e non hai lo schema.
Utilissime se stai cercando un negozio e una freccia sulla lente ti accompagna senza costringerti a tirare fuori lo smartphone.
Fare fotografie e registrare? Beh… a meno che tu non sia un videomaker, un paparazzo, un agente segreto o, più prosaicamente, uno stalker, non sono sicuro che cambieranno la tua vita.
Parlare con l’intelligenza artificiale? Potrebbe anche servire, anche se continua a farmi storcere un po’ il naso.
Il punto, però, non è questo.
Ogni nuova tecnologia attraversa quasi sempre la stessa fase.
All’inizio mostra tutto quello che sa fare.
Solo dopo scopre a cosa serve davvero.
È quasi come se fosse il mondo a completarne il progetto.
I primi telefoni cellulari sembravano soltanto telefoni senza fili un po’ più costosi.
Gli smartphone, all’inizio, erano poco più che telefoni con Internet.
Oggi telefonare è diventata una delle funzioni meno interessanti di uno smartphone.
I droni?
Per molti erano poco più che giocattoli costosi.
Oggi mappano territori impervi, ispezionano ponti e linee elettriche, aiutano nelle operazioni di soccorso e fanno cose che, vent’anni fa, sembravano fantascienza.
Forse anche gli occhiali smart stanno attraversando quella fase.
Ci stanno mostrando cento funzioni diverse perché ancora non abbiamo capito quale sarà quella destinata a cambiare davvero le nostre abitudini.
Anzi, forse oggi li stiamo giudicando proprio per le funzioni sbagliate.
Tra dieci anni potremmo sorridere pensando che ci entusiasmavamo perché gli occhiali facevano fotografie o traducevano il menu di un ristorante.
Magari la loro funzione davvero rivoluzionaria sarà un’altra.
Una funzione che oggi compare in fondo all’elenco delle caratteristiche e alla quale nessuno presta particolare attenzione.
Perché la storia dell’innovazione è piena di invenzioni nate per fare una cosa e diventate indispensabili per un’altra.
Il difficile non è costruire una tecnologia.
Il difficile è scoprire quale piccolo problema quotidiano riuscirà a risolvere meglio di qualunque altra cosa.
È in quel momento che un’invenzione smette di essere una curiosità e diventa normale.
E, come capita con tutte le cose che cambiano davvero il mondo, ce ne accorgiamo soltanto quando smettiamo di farci caso.
Regola n. 11
«Internet non è il mondo. È solo la sua bacheca degli annunci.»

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