Quando il consenso smette di essere una risposta.

Quando mi sono sposato — e credetemi, ho una certa esperienza in materia — mi hanno chiesto:
«Vuoi tu prendere in moglie…»
Dal punto di vista informatico la risposta era binaria: Sì o No. Vero o Falso.
I vecchi aristotelici l’avrebbero liquidata con tre parole: tertium non datur. Non esiste una terza possibilità.
Ed è giusto così.
Se vuoi acquistare un’automobile devi mettere la tua firma. Spesso parecchie, ma questa è un’altra storia.
Se vuoi donare un rene a un parente o a un amico devi esprimere un consenso.
Insomma, quando una decisione è importante, qualcuno ti chiede che cosa vuoi fare.
Poi è arrivato il mondo digitale.
E da qualche parte, quasi senza accorgercene, il consenso ha smesso di essere una risposta.
È diventato il valore di default.
È successo di nuovo.
In pratica, altri possono utilizzare le fotografie pubbliche del mio profilo Instagram come riferimento per generare nuove immagini con l’intelligenza artificiale.
La funzione è attiva per impostazione predefinita. Se non la vuoi, devi sapere che esiste e andare a disattivarla.
Instagram è solo l’ultimo esempio. Il problema non è Meta. È l’idea, sempre più diffusa, che il silenzio equivalga a un sì.
Una volta la regola implicita era: “Se vuoi usare qualcosa di mio, chiedimelo.”
Ora sta diventando: “Lo useremo, a meno che tu non scopra dove disattivarlo.”
Naturalmente nessuno lo dice apertamente. C’è chi lo presenta come: “Più creatività.”
Altri affermano che avremo “Più possibilità.”
E quasi tutti dicono che ci saranno “Più strumenti per tutti.”
Ma tutti sventolano la bandiera dell’Intelligenza Artificiale che, permettetemi, qui c’entra poco o niente.
Il dubbio rimane sempre lo stesso:
Quante delle nostre scelte sono davvero nostre e quante sono semplicemente il valore predefinito?
Quante volte abbiamo accettato cookie, notifiche, rinnovi automatici, profilazione, condivisione dei dati e autorizzazioni delle app senza sapere cosa stavamo veramente facendo?
Per cambiare il valore predefinito bisogna fare cinque cose.
Accorgersi che esiste.
Sapere dove si trova.
Capire che cosa significa.
Decidere di modificarlo.
E, soprattutto, avere il tempo di farlo.
Ogni passaggio elimina un po’ di persone. È il motivo per cui le impostazioni predefinite sono così potenti: non perché obblighino, ma perché rendono la scelta alternativa più faticosa.
Perché il consenso non è una casella.
È una domanda.
In inglese default significa anche “mancanza”.
E forse è proprio questo il punto.
Non manca il consenso.
Manca la domanda. E senza una domanda, chiamarlo consenso diventa difficile.
Regola n. 1
«Quando tutti gridano, abbassa il volume prima di formarti un'opinione.»

sabato 11 Luglio 2026 alle 09:46
Chissà perchè siamo portati ad accettare i biscottini e autorizziamo violazioni privacy e non ci passa mai per la testa di premere il pulsante RIFIUTO