ma l’igrometro non aveva preso impegni

Un vecchio igrometro a capello appeso in giardino accanto a uno smartphone con le previsioni del temporale, mentre un ghiacciolo e un ventilatore raccontano il caldo estivo.
Immagine generata con l’intelligenza artificiale


Ieri pomeriggio alle 15:52, secondo un’app meteo molto rispettabile, avrebbe dovuto arrivare un temporale.

Non uno di quelli apocalittici che fanno finire i gommoni in autostrada.

Un temporale normale.

Pioggia.

Qualche tuono.

Un po’ di vento.

Insomma, quel tanto che basta per farmi pensare: «Finalmente si respira.»

Alle 15:00 ero in giardino.

Alle 15:03 un tuono e due gocce di pioggia. Giusto due di numero.

Alle 15:05 il sole continuava a fare il suo mestiere con una serenità quasi offensiva.
Due minuti ancora e la pavimentazione era asciutta e calda.

Dentro casa il ventilatore continuava a spostare con grande impegno la stessa aria calda da una parte all’altra della stanza.

Fuori, appeso all’ombra, c’è un vecchio igrometro a capello.

Ha parecchi anni.

Non ha il Wi-Fi.

Non conosce i satelliti.

Non riceve aggiornamenti.

Non possiede algoritmi di intelligenza artificiale.

Ha soltanto un capello umano teso fra due minuscoli leveraggi.

Questa mattina la sua lancetta era inchiodata sul cento per cento.

Credo che, se avesse potuto, avrebbe chiesto il permesso di superare il fondo scala.

L’ho guardato.

Poi ho guardato il telefono.

L’app continuava a mostrarmi previsioni dettagliate al minuto.

Il vecchio igrometro, invece, non prometteva nulla.

Si limitava a raccontarmi quello che stava succedendo in quel preciso istante.

Ed è stato lì che mi è venuto un dubbio.

Negli ultimi anni abbiamo imparato a fidarci sempre di più delle previsioni.

Sempre meno delle osservazioni.

Se un’app annuncia pioggia e fuori c’è il sole, siamo quasi tentati di pensare che il sole sia in ritardo.

Una volta succedeva il contrario.

Prima si guardava il cielo.

Poi il vento.

Poi il barometro.

Infine si decideva se portare l’ombrello.

Naturalmente anche allora si sbagliava.

La differenza è che nessuno confondeva una previsione con la realtà.

Oggi, invece, qualche volta ci riusciamo benissimo.

Non è un problema del meteo.

Succede con i navigatori. «Mappe mi dice che fra 27 minuti sono a casa.»

Con i social. «Ho letto che se bevi una limonata calda a digiuno dimagrisci, ringiovanisci e trovi parcheggio.»

Con i motori di ricerca, perfino con l’intelligenza artificiale.

Scambiamo con facilità una stima per un fatto, una probabilità per una certezza, una previsione per un’osservazione.

Come se guardare fuori dalla finestra fosse diventato meno affidabile che guardare uno schermo.

Eppure il vecchio igrometro continua a fare il suo mestiere.

Non sa cosa succederà alle 15:52 e vive benissimo lo stesso.

Ha un’ambizione molto più modesta.

Misurare ciò che sta accadendo adesso.

Forse dovremmo imparare qualcosa anche noi.

Perché prevedere il futuro è un esercizio affascinante.

Ma accorgersi del presente, qualche volta, è molto più difficile.

Io, molto tranquillamente, metto il ventilatore a due e mi scartoccio un ghiacciolo.

Questo nessuna app l’avrebbe predetto.


Le Regole di Speranza-1

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