Il truffatore deve solo seguirle.

Un tranquillo lunedì mattina post ferragosto. Per pura curiosità apro le news su Big G. Cosa volete che trovi, a parte le solite notizie sulle feste, sul traffico, sul caldo e, drammaticamente inevitabili, i commenti e gli aggiornamenti sulle infinite guerre?
E, invece, l’occhio da Vecchio Nerd mi casca su questo titolo: «Ancora truffe via SMS: attenzione a quella del finto rimborso dell’Agenzia delle Entrate.»
La domanda che mi pongo, spontanea e irritante, è “Nel 2026 ci sono ancora fessacchiotti che cascano nelle trappole via SMS?”
Decido di andare più a fondo, indagare per bene.
La prima scoperta è che il fenomeno “smishing”, gli SMS trappola, esiste ancora. Non sono stati liquidati dall’arrivo delle messaggerie istantanee, anzi, si sono evoluti.
Parecchio.
Hanno preso qualcosa che esiste davvero, il rimborso fiscale, e ci hanno confezionato un messaggio credibile. Il solito amo con una bella esca cicciotta ed appetibile.
Aggiungendo un ingrediente segreto che, poi, tanto segreto non è. Anzi, ha nome e cognome: social engineering. Niente virus diabolici che infettano il computer ma, banalmente, tecniche che sfruttano informazioni, abitudini e meccanismi psicologici della vittima per indurla ad abboccare.
Hai scritto «Mattinata al CAF per il 730»? Parte la truffa del rimborso fiscale!
Hai detto che tua figlia è in vacanza in Grecia? Arriva l’SMS: «Papy mi hanno rubato la carta di credito mi fai un bonifico?»
Hai comunicato che aspetti un pacco importante? Bang, SMS: «Problemi con la consegna del pacco. Clicca qui.»
Il nostro truffatore ha semplicemente preparato un piatto appetibile con gli ingredienti che noi stessi gli abbiamo dato.
Non stiamo parlando del vecchio, e francamente comico, truffatore che ti mandava una mail tipo:
«CARO SIGNORE,
Io sono Avvocato rappresentante di defunto uomo d’affari Nigeriano che ha lasciato $18.500.000 DOLLARI in banca senza nessun erede conosciutto.
Io o trovato suo nominativo tramite ricerca internazionale e lei è stato scelto come persona di massima fiduccia per ricevere questo fondo.
Se lei accetta colaborazione, 30% DEL DENARO SARA SUO.
Operazione è 100% siccura e senza nessun rischi.
Per favore invia urgentamente suo nome completo, indirizo, telefono e coordinate bancarie.
DIO BENEDICA LEI E SUA FAMIGLIA.»
Quella è pesca a strascico. Chi becco, becco. Se su un milione di mail pesco due fessacchiotti, ho già fatto centro.
Oggi, però, accanto alla pesca a strascico c’è anche una pesca molto più mirata alla preda.
Ricordate la favola di Pollicino e delle briciole di pane? Bene. Noi siamo Pollicino e le briciole di pane non le lasciamo per tornare a casa ma per ribadire di “essere presenti”.
Il truffatore non deve fare altro che seguirle pazientemente e mettere a segno il colpo.
Perché ogni briciola racconta un pezzo di una storia e, mettendole insieme, si arriva alla storia completa, pronta per essere colpita e, troppo spesso, affondata in pochi colpi.
A me, pensionato al minimo, un rimborso fiscale dell’Agenzia delle Entrate sembra pura fantascienza.
Ma qualcun altro lo aspetta impaziente.
Non sono i social ad essere cattivi. Il problema non è quanto raccontiamo. È quanto si può ricostruire mettendo insieme quello che raccontiamo.
E, allora? Solite regole, dette e ripetute ovunque. Mai cliccare su link ricevuti, usare canali ufficiali per verificare la nostra posizione contributiva o fiscale, non inviare soldi seguendo collegamenti di fantasia.
Una volta si diceva «Una telefonata allunga la vita.» Io aggiungerei «… e non ti svuota il conto in banca!»
Prima di chiederci quanto sia stupido chi abbocca, forse dovremmo chiederci quanto abbiamo contribuito noi a rendere credibile l’amo.
Regola n. 51
«Se devi scegliere tra avere ragione e capire qualcosa di nuovo, prova almeno una volta la seconda.»

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