Una riflessione semisera, certamente politicamente scorretta e forse anche caustica sul futuro delle piccole OdV in Italia.

Allora, buonasera a tutte e tutti. Se questa fosse una riunione formale dovrei iniziare con la frase: “Siamo qui riuniti per parlare della riforma del Terzo Settore e dei nuovi obblighi burocratici e fiscali che ci colpiranno, non sappiamo né quando e, soprattutto, nemmeno come”. Una bella “rogna” della quale non ci tenevate a discutere. Spero che qualcuno abbia anche portato i biscotti e le bibite, perché discutere di RUNTS, IVA e IRES a stomaco vuoto è reato contro l’umanità.

Vorrei cominciare citando il grande Max Pezzali (sì, quello degli 883), nella veste quasi sconosciuta di filosofo emergente del pensiero occidentale: “I tempi cambiano, noi no.”

E come dargli torto? Ogni mese cambiano qualcosa nel Terzo Settore: a breve introdurranno il “bollino blu per il volontario in regola”, tipo revisione dell’auto. Se ti scade, non puoi più partecipare alle assemblee: scatterà la multa e ti tolgono un punto dal tesserino del volontario modello.

E noi invece… noi siamo sempre noi. Quelli che fanno le riunioni alle 21:00 perché prima c’è da preparare cena, mettere a letto figli, nipoti, cani, gatti, suoceri e affini. E con quelle facce che a metà assemblea dicono chiaramente: “Ok, ho capito tutto: non ho capito niente.”

E quando si parla di RUNTS… beh, lì entriamo direttamente nella letteratura fantasy. Io ormai lo apro solo se ho accanto tre cose:

  1. un dizionario di latino,
  2. una tisana rilassante,
  3. e un amico psicologo in viva voce.

Perché se accedi al RUNTS da solo dopo cena, potresti iniziare a vedere gli spiriti dei decreti attuativi.

Poi arriva la seconda citazione del nostro Max: “Il nostro superpotere sono i nostri sogni.”

Meno male che abbiamo questo, perché se il superpotere fosse la burocrazia, saremmo messi peggio del modem 56k nel 2025. Già, noi sogniamo cose belle: comunità accoglienti, persone curate, solitudini accompagnate… E i nostri solerti burocrati ci chiedono: “Avete allegato la relazione sullo stato patrimoniale, firmata, scannerizzata, certificata, autenticata, in formato PDF/A-1a e, magari, canticchiata in tonalità di Do maggiore?”

E per consigliare al meglio la nostra ODV, abbiamo anche quell’amico, lo sappiamo tutti chi è, quello che ogni volta dice: “Ma forse dovete fare un altro registro…”. E noi altri lo guardiamo con un affetto misto a desiderio di silenziarlo con un abbraccio stretto… molto, molto stretto. Però gli vogliamo bene, eh.

Perché alla fine la verità è che questa riforma sembra (ho detto sembra? Potevo ometterlo) scritta da qualcuno che non ha mai visto un volontario in azione. Probabilmente hanno immaginato che noi passiamo il tempo tutti allegri in ufficio, con i computer nuovi, un consulente in ogni stanza e la macchina del caffè che funziona. Magari pure il toner sempre pieno. Fantascienza, pura fantascienza!

E invece siamo quelli che, quando devono fare una PEC urgente, scoprono che:

  1. la PEC è scaduta,
  2. la password è stata scelta nel 2014 da qualcuno che “voleva stare sicuro”,
  3. nessuno ha idea di chi sia questo “qualcuno”.

E siamo in Romagna, eh: se anche chiedi in giro, l’unica risposta che ottieni è “A s’pò… ma a s’sa miga”.

Sì, i tempi cambiano. E noi no. Ma sapete una cosa? Meno male.

Perché se cambiassimo come ci chiedono loro, finiremmo per diventare un ufficio qualunque. E invece noi siamo quel gruppo di matti che, dopo una giornata di lavoro, viene qui a cercare di capire come aiutare gli altri. Volendo, potremmo stare sul divano a guardare serie tv e invece siamo qui… a combattere contro i modelli F, i modelli E, i modelli Z… che neanche i robot di Gundam avevano tutti questi modelli.

Noi non cambiamo perché siamo ostinati, testardi, e un po’ irresponsabili nel senso buono: noi abbiamo più cuore che modulistica, più sogni che scadenze, più voglia di fare che voglia di capire i decreti attuativi.

E allora cosa facciamo? Continuiamo così, tra un foglio stampato male e un “Ma questa riunione la mettiamo sul registro delle assemblee… o la facciamo finta?”

Perché alla fine, come direbbe Pezzali: i tempi cambiano, sì. Ma noi, grazie al cielo, abbiamo ancora la forza di ridere, di sbagliare, di correggere… e soprattutto di sognare. E questo, burocrazia o no, non ce lo leva nessuno.

E adesso passiamo al punto all’ordine del giorno… quello che nessuno ha voglia di affrontare, ma che tocca affrontare. Sarà anche doloroso, forse inevitabile… ma, oh, siamo volontari: mica immortali.

Ti è piaciuto? La prossima non fartela raccontare.
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