Tutti i dispositivi smart (smartphone, tablet, ora anche pc e notebook) del mondo hanno un tasto per staccare.
Noi umani (che quei dispositivi li abbiamo prima immaginati, poi creati e programmati), invece, no.

Basta un tocco e lo smartphone smette di suonare, vibrare, lampeggiare, notificare, segnalare, disturbare. Si chiama “modalità aereo”, ma in realtà è una modalità sopravvivenza: un istante di tregua, il lusso di non essere raggiungibili.
Solo che noi, poveri esseri senzienti, non so voi ma io sono certo, più o meno, quel tasto non ce l’abbiamo.
Possiamo solo sperare che la vita, ogni tanto, perda campo da sola.

La “modalità aereo” è il sogno proibito dell’umanità moderna: pace assoluta, nessuno che scrive “?”, nessun gruppo WhatsApp che rinasce dalle proprie ceneri, nessuna app che ti ricorda che non bevi abbastanza acqua. (Tesoro idratati!)
Peccato che non si possa applicare anche al cervello. Immagina: un clic e spariscono i pensieri ossessivi, le paranoie, le riunioni mentali senza fine.
Altro che intelligenza artificiale: sarebbe la vera evoluzione della specie.

Viviamo sempre connessi, ma sempre più scollegati.
Online siamo brillanti, tempestivi, aggiornati; offline sembriamo la versione beta di noi stessi.
Ci rifugiamo nel silenzio solo quando è pianificato: mezz’ora di “digital detox”, due giorni di “ritiro social”. La pace interiore su prenotazione, con disdetta entro 24 ore.

Poi torniamo più stanchi di prima, ma con un post in cui scriviamo: “Esperienza illuminante. Lo rifarei!”. Non lo rifaremo mai più, naturalmente, ma almeno abbiamo accumulato quella indispensabile dose di like karmici.

Da un lato ci sono gli asceti del Wi-Fi, che fuggono le notifiche come monaci tibetani del 5G.
Dall’altro, i dipendenti dichiarati, che non riescono a dormire senza sapere se qualcuno, da qualche parte, ha appena reagito con un cuore.
E in mezzo ci siamo noi: eterni equilibristi tra la voglia di sparire e la paura di non essere trovati.

Il vero problema è che non abbiamo più tempi morti.
Ogni pausa è subito riempita da uno scroll, un aggiornamento, una storia da guardare.
Un tempo si contemplava l’universo dal finestrino del treno; oggi si guarda il riflesso del proprio schermo nel vetro.
Persino il bagno — ultimo rifugio della solitudine — è diventato un coworking digitale.

Forse ci servirebbe una nuova funzione: Modalità umana.
Si attiva quando smetti di rispondere a tutto, anche solo per ascoltare un po’ di silenzio (io preferisco un poco di blues, ma è solo questione di gusti), o il rumore del vento, o il battito delle dita che non digitano niente.
Niente Wi-Fi, ma piena copertura emotiva.
Niente notifiche, ma messaggi in arrivo da sé stessi.

E chissà — forse, da qualche parte, anche noi abbiamo un tasto nascosto.
Magari piccolo, scomodo, mal segnalato.
Ma basta trovarlo, premerlo piano…
e restare così, sospesi un attimo,
senza campo — ma finalmente in presenza.

#ModalitàUmana #MaledettiHashtag #SìLoSoSonoContraddittorio


Le Regole di Speranza-1

Regola n. 21

«Se una storia sembra perfetta per confermare le tue idee, controllala due volte.»

Le regole sono in continua evoluzione. Anche Speranza-1.