
C’era un tempo in cui l’amore era un colpo di fortuna, o di sfortuna, dipende dai casi. Ti capitava addosso come la pioggia senza ombrello, o come una canzone alla radio mentre pensavi ad altro. Qualche volta un tamponamento da neopatentato, altre volte una bici con la gomma forata.
Una volta una serranda rumorosa alle sette e mezzo di mattina di sabato accompagnata da una risata troppo squillante per i troppi Negroni che avevi bevuto la notte prima.
L’amore era casuale, e proprio per questo emozionante: non lo sceglievi, ti sceglieva.
Oggi invece l’amore è diventato un calcolo.
Non si incontra più per caso, ma per algoritmo. L’applicazione di turno ti propone anime gemelle basandosi su interessi, valori e preferenze: un moderno oracolo di Delfi che ti dice chi ti amerà. Purché tu abbia la giusta foto profilo (e non vale se è taroccata a colpi di Photoshop e filtri) e, naturalmente, l’immancabile connessione ad alta velocità.
È la vittoria della compatibilità sulla casualità.
Un tempo ci innamoravamo nonostante tutto: la differenza d’età, di gusti, di idee. Oggi invece dobbiamo essere compatibili: 92% affinità emotiva, 85% interessi comuni, 100% disponibilità nel raggio di 10 km. E se scende sotto l’80%, si cambia profilo come si cambia marca di yogurt.
A pensarci bene, forse Platone avrebbe approvato.
Nel suo “Simposio”, l’amore nasceva dal desiderio di ritrovare la metà perduta, quell’altra parte dell’anima separata all’origine dei tempi. Ecco: gli algoritmi di dating sembrano aver preso la cosa alla lettera, troppo alla lettera. Il problema oggi è che Platone parlava di anima, non di profilo verificato.
Nel suo mondo cercavi la completezza; nel nostro, la compatibilità statistica. A proposito, ricordo la frase di Trilussa
“La statistica è quella cosa che se tu te magni due polli e io nessuno ce semo magnati un pollo per ciascuno”.
Insomma siamo arrivati al Platone 2.0: l’idea platonica di amore, aggiornata con geolocalizzazione e swipe a destra.
Il problema è che, nel frattempo, abbiamo perso il gusto del rischio.
L’amore, quello vero, è sempre stato un salto nel vuoto (le famose “farfalle nello stomaco”), un esperimento senza garanzia di risultato. Ora invece vogliamo l’assicurazione sul sentimento, il manuale d’uso (come se potesse davvero esistere un manuale per la coppia!), la prova gratuita con disdetta entro 14 giorni. L’amore “compatibile” rassicura, ma non sconvolge. Ti fa compagnia, ma non ti cambia.
Sarà che a 72 anni comincio a guardare il mondo con un certo distacco (e gli occhiali per guidare, quelli per leggere, quelli per il computer, eccetera), ma mi viene da sorridere pensando a quanto eravamo goffi e coraggiosi noi, negli anni Settanta. Non avevamo app, ma avevamo pazienza. Non avevamo like, ma sguardi. E se volevi rivedere qualcuno, dovevi almeno ricordarti il numero di telefono – quello di una volta, con la rotella che ticchettava e il gettone sempre in tasca.
Non era meglio? Forse. Sicuramente era più incerto, e quindi più vivo.
Perché l’amore, come la vita, non è un’equazione da risolvere, ma un rischio da correre. E nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai calcolare la possibilità che due persone, per puro caso, si guardino e dicano: “Ecco, proprio tu.”
Regola n. 14
«Quando qualcuno dice "gli esperti affermano", chiedi quali.»
